Sei pazienti affetti da piede diabetico hanno evitato l’amputazione dell’arto grazie a un’innovativa procedura chirurgica introdotta al Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo. L’intervento è stato eseguito presso l’Unità Operativa di Chirurgia Generale e d’Urgenza, struttura diretta dal professore Gianfranco Cocorullo.
Come funziona l’intervento
La nuova tecnica chirurgica consiste nel praticare delle fratture mirate a livello osseo. Questa operazione va a stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni nelle aree compromesse dell’arto, favorendo in questo modo la guarigione delle lesioni e riuscendo a preservare la funzionalità del piede.
A eseguire le delicate operazioni è stata l’équipe guidata dal professore Giovanni Guercio, responsabile dell’ambulatorio dedicato al piede diabetico.
“L’amputazione rappresenta un evento devastante per il paziente, non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico e sociale – spiega il professore Guercio – Per questo motivo il nostro obiettivo è intervenire precocemente e mettere in campo tutte le strategie disponibili per salvare l’arto e migliorare la qualità di vita”.
L’equipe medica e infermieristica
In sala operatoria, al fianco di Guercio, hanno operato i medici specializzandi Marco Marcianò, Bianca Vicari e Renato Di Vuolo. La gestione dell’anestesia è stata affidata a Dario Fricano e Luca Sacco, assistiti dallo specializzando Ezio Butera (Dipartimento di Emergenza, diretto dal professore Antonino Giarratano). Fondamentale, durante le procedure, il supporto dei tecnici di radiologia e della doppia équipe infermieristica, coordinata dalla caposala Antonella Porcarello e composta da Alfonso Campanella, Noemi Merletta, Barbara Carlino, Daniele Di Maria e Andrea Zizzo.
Un approccio multidisciplinare
L’ambulatorio dell’Azienda Ospedaliera Universitaria si conferma un punto di riferimento per l’intera Sicilia occidentale. Come evidenziato dal professore Cocorullo, il successo di queste procedure è il risultato di un’elevata settorializzazione delle competenze che permette di affrontare i quadri clinici più complessi.
La tecnica, infatti, non è un intervento isolato ma si inserisce all’interno di un preciso Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) coordinato dal professore Giorgio Arnaldi, direttore dell’UOC di Malattie endocrine. Si tratta di una presa in carico multidisciplinare che unisce endocrinologi, internisti e specialisti della chirurgia (vascolare, plastica, generale e ortopedica), con l’obiettivo di garantire continuità terapeutica tra ospedale e territorio e abbattere il rischio di amputazioni.
A conferma dell’eccellenza raggiunta dal polo ospedaliero — salutata con soddisfazione anche dalla Direttrice generale Maria Grazia Furnari, che ha ribadito l’importanza degli investimenti tecnologici per ridurre le disabilità — il Policlinico è attualmente in fase di accreditamento per prendere parte a un prestigioso studio internazionale sulle nuove strategie di trattamento della patologia.


