Le intercettazioni dei Carabinieri ricostruiscono i rapporti economici all’interno della rete di spaccio guidata da Salvatore Verga. Durante una conversazione con Giuseppe Faija e Francesco Albamonte, Verga verifica i conti della vendita di droga e chiede chiarimenti su alcuni pagamenti: «Ma Gaetano non ti ha dato duemila euro a te?».
Al centro del dialogo c’è soprattutto il traffico di cocaina, la sostanza che Gaetano Maranzano trattava con maggiore frequenza. Maranzano si occupava di ritirare i carichi e di consegnare il denaro. Nel novembre del 2024 saldò un debito di ottomila euro.
Poco dopo mostrò i contanti a Faija durante una videochiamata. «Minchia, sto arrivando sangò: lo sai, appena mi fai vedere queste cose io lo lascio qui e me ne vado», disse Faija. Maranzano, ridendo, lo incalzò: «Amunì veloce».
Nelle conversazioni trovò spazio anche un momento personale. Faija raccontò a Verga di avere fatto gli auguri a Maranzano per la nascita della figlia. «Sì, gli ho mandato il messaggio, gli è nata la bambina da poco. Diventò papà». Verga reagì con sorpresa. «Nemmeno lo sapevo… fagli gli auguri da parte mia».
Proprio quella bambina compariva spesso nei contenuti pubblicati dal padre sui social, mentre indossava collane dorate con ciondoli a forma di pistola. Circa un anno dopo, la Procura per i minorenni di Palermo decise di allontanarla da Gaetano Maranzano in seguito all’omicidio di Paolo Taormina, il ventunenne titolare del pub di famiglia O’ Scruscio, nel quartiere dell’Olivella.
La notte del 14 ottobre 2025 Maranzano raggiunse Taormina, gli puntò la pistola alla testa e sparò a bruciapelo. Dopo l’arresto confessò il delitto e spiegò agli investigatori di avere agito perché la vittima «inquetava» – cioè disturbava – sua moglie sui social. Tentò così di ricondurre l’omicidio a un movente passionale, ma gli investigatori esclusero rapidamente questa ricostruzione e conclusero che il giovane aveva agito per motivi futili.
Quella sera Maranzano non era solo. Con lui c’era anche l’amico Vincenzo Viviano, immortalato più volte con collane dorate raffiguranti pistole. I carabinieri ascoltarono anche Viviano nel corso delle indagini. Dagli atti emerge inoltre che pure lui gravitava nella rete di spaccio riconducibile a Salvatore Verga.


