venerdì, 26 Giugno 2026
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Tre giorni di eventi straordinariamente partecipati e una scoperta

Palermo si riappropria del culto dei Decollati: i festeggiamenti dopo 70 anni

La comunità palermitana si riappropria del culto delle Anime dei Corpi Decollati, celebrando – dopo ben 70 anni di fermo dei festeggiamenti – la solennità di San Giovanni Battista Decollato. Tre giorni, dal 22 al 24 giugno, ricchi di appuntamenti, religiosi ma anche di intrattenimento, che hanno registrato una partecipazione oltre le aspettative.

 “Non avevo mai visto il Santuario Maria SS del Carmelo ai Decollati- racconta Don Angelo Di Pasquale- così gremito ed in festa. Segno che la comunità sente ancora fortemente il culto dei Decollati”.

Una tradizione, questa, dalle radici antiche, particolarmente diffusa tra il XVI e il XIX secolo, e legata ai luoghi di sepoltura dei decapitati e dei giustiziati, ai quali venivano rivolte preghiere e opere di suffragio. La devozione si sviluppò attorno alla figura di San Giovanni Battista Decollato, simbolo per eccellenza del martirio mediante decapitazione, favorendo la nascita di confraternite e luoghi di culto dedicati all’assistenza spirituale dei condannati e alla memoria delle anime decollate.

“Le celebrazioni in onore di San Giovanni Battista Decollato, che si tenevano il 29 agosto- spiega Don Angelo- non ebbero più luogo quando il Santuario, nel 1954, venne titolato a Maria Santissima del Carmelo. Dopo bene 70 anni di fermo, la comunità parrocchiale, e in particolare il Comitato dei Decollati, ha voluto però riportare in auge questo culto. Al fine di garantire maggiore partecipazione, abbiamo però scelto di far ricadere i festeggiamenti ad inizio estate, in concomitanza della natività di San Giovanni Battista”.

Tanti e variegati gli appuntamenti che, nei giorni appena trascorsi, hanno intrattenuto la comunità del quartiere Oreto presso gli spazi del Santuario e della Parrocchia Maria SS del Carmelo ai Decollati: dalla Messa Solenne, presieduta dal Vescovo Emerito di Mazara del Vallo, Monsignor Domenico Mogavero, e animata dall’Ensemble strumentale e  vocale Sicelides Musae nella serata del 24 giugno; a “Dolcezza in parrocchia, gara di dolci della tradizione siciliana”, gara di dolci siciliani, nella serata del 22 giugno.

E poi, sempre il 24 giugno, la serata di folklore siciliano con il gruppo Calicò Folk, le ballerine di Federica Greco in abiti tipici siciliani e Street Food palermitano.

Al posto della tradizionale processione, la comunità parrocchiale ha scelto un gesto altamente simbolico: la piccola statua di San Giovanni, alta circa un metro, è stata portata all’esterno della chiesa dai bambini, segno di un passaggio ideale della tradizione alle nuove generazioni.

Un momento di grande importanza per tutta la comunità è stata inoltre la conferenza “Il Santuario dei Decollati”, nella serata del 23 giugno, durante la quale Don Angelo Di Pasquale e il Prof Valerio Bonanno hanno svelato al pubblico una notizia di eccezionale valore: il Santuario ai Decollati è opera dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda, celebre progettista del Teatro Politeama e di numerose cappelle gentilizie.

“Partendo dall’incisione sull’epigrafe di marmo ritrovata la scorsa estate nel muro portante del Santuario- racconta Don Angelo Di Pasquale- insieme al Professore Bonanno abbiamo avviato una ricerca negli archivi palermitani e nell’archivio storico della famiglia di Giuseppe Damiani Almeyda,. Tra le carte sono emerse lettere datate tra il 1906 e il 1909 tra l’architetto e la Confraternita Maria SS delle Grazie, che aveva in gestione il Santuario per la sepoltura dei giustiziati. È proprio in quelle lettere che si parla del progetto del Santuario dedicato ai Decollati. Gli studi hanno anche chiarito che l’attuale facciata non sarebbe opera di Damiani Almeyda, ma frutto di un rifacimento di parte della struttura a seguito dei danni causati dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale”.

Intervenuto alla conferenza anche Antonino Damiani Almeyda, nipote novantaseienne del celebre architetto.

Contestualmente è stata svelata per la prima volta al pubblico la lapide di marmo dal quale è scaturita la ricerca archivistica che ha portato a questa eccezionale scoperta.

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