sabato, 1 Giugno 2024

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Palermo 27 arresti per droga, furti e gestione illecita di rifiuti

CronacaPalermo 27 arresti per droga, furti e gestione illecita di rifiuti

Le indagini, portate avanti dal Nucleo Operativo della Compagnia San Lorenzo, si sono focalizzate principalmente nei quartieri di San Giovanni Apostolo (ex CEP), Borgo Nuovo e Cruillas

Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo ha condotto un’operazione su larga scala, culminata nell’arresto di 27 persone accusate di una serie di reati tra cui detenzione e porto abusivo di armi, traffico illecito di rifiuti, traffico di droga, furto ed estorsione. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP su richiesta della Procura, ha previsto il carcere per 17 indagati, mentre altri 10 sono stati posti agli arresti domiciliari.

Le indagini, portate avanti dal Nucleo Operativo della Compagnia San Lorenzo, si sono focalizzate principalmente sui quartieri di San Giovanni Apostolo (ex CEP), Borgo Nuovo e Cruillas. Qui è stata scoperta l’esistenza di un sodalizio criminale ben strutturato. A capo dell’organizzazione vi era un 34enne, attualmente detenuto, che coordinava le attività illecite insieme ad altri cinque complici. Uno dei principali canali di guadagno del gruppo era il traffico illecito di rifiuti.

Gli indagati raccoglievano e stoccavano materiali ferrosi in un terreno adiacente all’abitazione del 34enne, per poi lavorarli e trasportarli grazie alla complicità di un imprenditore del settore, anche lui finito ai domiciliari. Questo imprenditore metteva a disposizione i propri mezzi e gestiva la compilazione dei formulari necessari per la vendita del materiale a diverse aziende operanti in Sicilia e altre regioni italiane, nei settori edile, siderurgico e del trattamento di materiali metallici. Si stima che i profitti derivanti da questa attività potessero raggiungere i 50.000 euro mensili. Oltre al traffico di rifiuti, l’organizzazione gestiva anche quattro piazze di spaccio nei quartieri sopra citati. La struttura piramidale vedeva al vertice il 34enne e due suoi fidati collaboratori, incaricati di rifornire le aree di spaccio. Le sostanze più vendute erano marijuana, hashish e cocaina, con introiti che potevano arrivare fino a 40.000 euro al mese. Il gruppo era anche coinvolto in furti di auto e praticava estorsioni con il metodo del “cavallo di ritorno”, richiedendo una somma di denaro ai proprietari per la restituzione dei veicoli rubati.

L’azione investigativa, svoltasi da settembre 2020 a marzo 2021, ha fatto emergere un grave quadro indiziario su un 34enne del C.E.P., all’epoca dell’indagine agli arresti domiciliari e attualmente in carcere, quale figura di riferimento per tutte le attività criminali sopra descritte, che, grazie agli altri indagati, sarebbe riuscito a:

–       dirigere un’attività organizzata, priva delle autorizzazioni previste, di gestione di rifiuti, svolta con la compartecipazione di altri 5 indagati e che, oltre allo stoccaggio dei materiali raccolti illecitamente (ferro e altri metalli), ne prevedeva la lavorazione presso un terreno adiacente alla sua abitazione abusiva e il successivo trasporto effettuato tramite il titolare compiacente, raggiunto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari, di un’azienda operante nel settore che, mettendo a disposizione i propri mezzi, consentiva la compilazione dei formulari per la successiva vendita a ditte della Sicilia e di altre regioni, impegnate nel campo edile, siderurgico e del trattamento di materiale metallico, con guadagni stimati che potevano arrivare anche a 50mila euromensili;

–       promuovere un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, gestendo in prima persona il rapporto con i fornitori, emanandone le strategie operative criminali e raccogliendone i proventi illeciti stimati in circa 40mila euro su base mensile. Il gruppo era strutturato su un’organizzazione piramidale con al vertice il 34enne e alle sue dipendenze 2 figure incaricate di rifornire le 4 “piazze di spaccio” – la cui operatività nelle predette aree della città era garantita da altri 5 indagati ritenuti intranei al sodalizio – con cocainamarjuana e hashish, approvvigionate da fornitori del capoluogo – tra cui figura un indagato con precedenti riconducibili all’ambito della criminalità organizzata e in particolare alla famiglia mafiosa di Santa Maria del Gesù;

–      esercitare il controllo sul giro di furti di auto finalizzati soprattutto alla successiva richiesta estorsiva con il metodo del cd. “cavallo di ritorno”, in cui le vittime, per vedersi restituiti i veicoli sottratti, erano costretti a versare fino a 1000 euro.

Le risultanze dell’indagine, compendiate nella misura cautelare, avrebbero messo in luce come alcuni cittadini dei quartieri in cui il 34enne esercitava il controllo delle attività criminali si sarebbero rivolti a lui per la risoluzione di problematiche di vita quotidiana o per avere un’intercessione a seguito del patito furto del proprio veicolo.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per 17 persone e la misura cautelare degli arresti domiciliari per le restanti 10. Sono stati inoltre sottoposti a sequestro preventivo, con decreto emesso dalla stessa A.G., l’area in cui venivano stoccati i rifiuti, adiacente all’abitazione del 34enne, e un autocarro di proprietà della ditta incaricata del trasporto del materiale lavorato.

Nel corso delle investigazioni, si è delineata la responsabilità di tre persone all’epoca dei fatti minorenni, attivamente coinvolte nelle illecite attività ed indagati per i reati di “detenzione abusiva di armi da fuoco”, “ricettazione” e “traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti per i quali l’indagine, proseguita anche sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni, ha portato all’emissione di 3 decreti di perquisizione, eseguiti nella mattinata odierna.

La Procura per i minorenni, a seguito degli accertamenti svolti dai Carabinieri, sta valutando inoltre di adottare provvedimenti di competenza a tutela dei minori appartenenti alle famiglie degli indagati.

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