Quando nei giorni scorsi Palermo è stata scelta dalla cantante Dua Lipa per celebrare il proprio matrimonio, la città si è divisa. Da una parte l’orgoglio per un evento internazionale capace di portare visibilità, turismo e ricadute economiche; dall’altra le proteste di chi ha vissuto come un sopruso la chiusura di alcune strade e le limitazioni imposte per ragioni di sicurezza.
Sui muri sono comparse scritte eloquenti: “Palermo non è il tuo salotto”, “Palermo non è in affitto”. Messaggi che hanno intercettato il malcontento di una parte (per fortuna molto piccola) della cittadinanza e aperto un dibattito sul rapporto tra interesse pubblico e grandi eventi privati.
A pochi giorni da quelle polemiche, una nuova notizia sembra offrire uno spunto di riflessione molto più profondo.
Alla foce dell’Oreto, durante l’iniziativa “Spiagge Pulite 2026” promossa da Despar Sicilia e Plastic Free, i volontari hanno recuperato una tonnellata e mezzo di rifiuti in meno di due ore. Tra plastica, vetro, copertoni e materiali di ogni genere sono spuntati persino una ventina di monopattini elettrici, alcuni nascosti nella vegetazione, altri semi sepolti nella sabbia.
Un’immagine che racconta una città che spesso si indigna per ciò che arriva dall’esterno, ma fatica a guardare ciò che produce ogni giorno al proprio interno.
La domanda, da fare soprattutto a chi si è indignato e ha protestato per il matrimonio, allora sorge spontanea: il problema di questa città è Dua Lipa?
Perché se una celebrità sceglie Palermo per il giorno più importante della propria vita significa che la città esercita ancora un fascino straordinario nel mondo. Significa che il suo patrimonio culturale, paesaggistico e umano, e la sua bellezza, continuano ad attrarre visitatori, investimenti e attenzione mediatica, nonostante il degrado che spesso si vede in strada.
Al contrario, i monopattini gettati alla foce dell’Oreto non sono arrivati dall’estero. Non sono il risultato di una decisione presa da qualche manager dello spettacolo. Sono il prodotto di comportamenti irresponsabili e incivili che nascono e si sviluppano nel nostro tessuto sociale
Criticare le chiusure stradali puó anche essere un diritto. Pretendere che gli eventi rispettino la città è doveroso. Ma la stessa energia, la stessa indignazione e la stessa rabbia dovrebbero emergere quando un fiume diventa una discarica, quando una spiaggia viene sommersa dai rifiuti o quando beni pubblici vengono vandalizzati e abbandonati nell’ambiente.
Perché una città non perde la propria dignità quando ospita un matrimonio esclusivo. La perde quando si abitua al degrado e smette di considerarlo uno scandalo.


