giovedì, 17 Settembre 2026
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Le analisi della polizia scientifica e le indicazioni degli esperti tedeschi stringono il cerchio sull'avvelenamento da ricina che ha strappato alla vita madre e figlia

Giallo di Pietracatella, l’inchiesta verso una svolta: spunta la pista del duplice omicidio premeditato

Gli inquirenti al lavoro sul drammatico caso di Pietracatella sembrano essere arrivati a uno snodo fondamentale. Negli ambienti investigativi si parla ormai con insistenza di elementi certi raccolti sul campo, indicazioni cruciali che spingono chi indaga a consolidare con sempre maggior convinzione l’ipotesi di un duplice omicidio premeditato. A corroborare questo quadro si aggiungono le prime valutazioni informali fornite dagli esperti tedeschi del Robert Koch Institute di Berlino, giunti nei mesi scorsi per prestare supporto specialistico nell’analisi delle sostanze tossiche. Gli scienziati sono in attesa di inviare i dossier e le relazioni ufficiali, ma le prime indiscrezioni confermano la presenza di rilevanti anomalie sui reperti e sugli alimenti analizzati, dove le tracce di ricina sembrerebbero tracciare un contorno ben preciso e tutt’altro che casuale.

L’intera vicenda ha avuto inizio durante le festività natalizie del 2025 nel piccolo comune molisano in provincia di Campobasso. Quello che inizialmente sembrava essere un grave quadro di intossicazione alimentare si è trasformato in una tragedia insensata quando Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita sono decedute a breve distanza di tempo l’una dall’altra. Soltanto con il passare delle settimane gli esami tossicologici hanno svelato la terribile verità: le due donne erano state contaminate dalla ricina, un potente e letale veleno vegetale derivato dai semi della pianta di ricino.

Fin dalle prime battute, gli investigatori si sono trovati di fronte a un rebus complesso: capire come e attraverso quale veicolo la tossina sia penetrata nella casa della famiglia Di Vita e, soprattutto, perché a rimanere colpite a morte siano state soltanto la madre e la figlia, lasciando illesi gli altri componenti del nucleo familiare. Per fare luce su questo mistero, la Procura ha intrapreso una complessa attività investigativa a tutto campo, passando al vaglio la vita privata della famiglia, ascoltando decine di testimoni e riascoltando più volte parenti e conoscenti stretti per incrociare dichiarazioni e chiarire eventuali discrepanze.

Nei mesi scorsi sono stati disposti importanti sequestri informatici ed eseguiti accurati esami scientifici, compresi quelli volti ad accertare se vi fossero state esposizioni precedenti o involontarie alla tossina da parte degli altri familiari. I risultati forniti dai laboratori specializzati tedeschi hanno gradualmente escluso contaminazioni accidentali pregresse, orientando l’asse delle indagini verso l’azione volontaria di terzi.

In questo scenario, la formalizzazione delle consulenze tecniche in arrivo da Berlino rappresenta il tassello definitivo. Le analisi dettagliate sui campioni di cibo repertati nella cucina delle vittime e sulle superfici dell’abitazione consentiranno di stabilire la modalità precisa di somministrazione della tossina.

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