Una nuova tempesta politica scuote gli uffici della Regione Siciliana dopo la concessione di un contributo da trentamila euro erogato, tramite la Sicily Film Commission, per sostenere la realizzazione di “Totò che visse tre volte”. L’opera documentaristica porta la firma del regista Aurelio Grimaldi ed è interamente centrata sulla vita dell’ex governatore Salvatore Cuffaro. La scelta dell’amministrazione regionale ha sollevato immediate reazioni critiche per la natura dell’opera finanziata.
Le ragioni della contestazione
Il nodo della bufera riguarda i contenuti e l’impostazione stilistica del lavoro cinematografico su Cuffaro. Il racconto ripercorre infatti l’ascesa politica dell’ex presidente ed esamina la sua complessa vicenda umana. L’opera tralascia tuttavia l’ultima condanna definitiva a sette anni di reclusione per favoreggiamento alla mafia. Proprio questa omissione ha scatenato una dura reazione da parte delle opposizioni politiche. Molti osservatori ritengono inaccettabile destinare risorse pubbliche a una ricostruzione parziale di vicende storiche giudiziarie così rilevanti per la comunità. Nei tanti commenti che circolane nel web, spesso viene fuori che la Sicilia Film Commission della Regione che ha finanziato questo film è la stessa che poco tempo fa aveva inizialmente escluso dai finanziamenti il film su Biagio Conte.
Criteri tecnici e libertà d’autore
Dalle strutture istituzionali erogatrici filtra il richiamo al rispetto delle procedure formali stabilite dal bando. L’assegnazione dei fondi audiovisivi segue parametri tecnici prefissati legati all’impatto economico e all’impiego di maestranze regionali. Le commissioni valutatrici operano senza applicare forme di censura preventiva sui testi o sulle scelte narrative degli autori. D’altra parte, il dibattito resta aperto tra quanti difendono l’autonomia artistica e chi esige il rigoroso rispetto dei fatti storici nella narrazione finanziata dai cittadini.


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