venerdì, 11 Settembre 2026
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La relazione del sindaco salta per il secondo giorno. Le opposizioni denunciano la crisi, Tantillo assicura che il centrodestra tiene

Due giorni senza maggioranza, Lagalla ancora sotto assedio

Per il secondo giorno consecutivo la relazione annuale del sindaco Roberto Lagalla non approda in Consiglio comunale. La seduta convocata per esaminare l’attuazione del programma nel periodo compreso tra giugno 2025 e luglio 2026 non si è aperta a causa dell’assenza della maggioranza. Tutto rinviato ancora una volta, con la prossima convocazione fissata per le 14.

I banchi vuoti di Sala Martorana alimentano uno scontro politico nel quale maggioranza e opposizioni offrono due interpretazioni completamente diverse. Per le minoranze non ci sono più dubbi: l’amministrazione attraversa una crisi conclamata e Lagalla non avrebbe più i numeri né le condizioni politiche per governare Palermo. Il centrodestra, invece, ridimensiona l’accaduto e parla di una semplice coincidenza destinata a essere superata già nella prossima seduta.

A difendere la tenuta della coalizione è il presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo. Secondo la sua ricostruzione, si sarebbe scelto di rinviare i lavori per consentire alla maggioranza di presentarsi compatta, evitando di aprire la seduta con appena 16 consiglieri. Una decisione concordata con il sindaco, che proprio per questo non avrebbe raggiunto l’Aula.

Tantillo assicura di avere ricevuto precise garanzie dai capigruppo e annuncia che il centrodestra tornerà a Sala Martorana a ranghi completi. Per il presidente non esisterebbe dunque alcuna frattura politica, ma soltanto un incidente di percorso sul quale le opposizioni starebbero costruendo una lettura strumentale.

La replica delle minoranze è però durissima. Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Oso-Controcorrente, Progetto Civico Italia, Gruppo Misto e Franco Miceli ritengono che due sedute consecutive saltate non possano più essere considerate una casualità. Il problema, sostengono, non sarebbe soltanto la scarsa partecipazione ai lavori d’Aula, ma una crisi politica che impedisce al Consiglio di svolgere le proprie funzioni e all’amministrazione di occuparsi efficacemente della città.

Nel mirino finiscono soprattutto le tensioni interne ai partiti del centrodestra e le trattative sui nuovi vertici delle società partecipate. Le opposizioni temono che il ritorno dei consiglieri in Aula possa essere ottenuto attraverso nuovi equilibri nella distribuzione degli incarichi e dei posti di sottogoverno. Un’eventuale ricomposizione numerica, osservano, non sarebbe comunque sufficiente a cancellare il quadro politico emerso dalle due sedute rinviate.

L’accusa rivolta alla coalizione è quella di anteporre la propria sopravvivenza agli interessi di Palermo. La città, secondo le minoranze, non può continuare a subire le conseguenze dei conflitti e delle mediazioni interne ai partiti che sostengono Lagalla, né essere amministrata soltanto quando le forze di maggioranza riescono a trovare un’intesa sulla divisione degli incarichi.

Il sindaco prova invece a raffreddare lo scontro. Lagalla esclude problemi di unità nella coalizione e riconduce quanto accaduto alle dinamiche del Consiglio comunale, definite talvolta occasionali, volubili, capricciose e persino maliziose. Il primo cittadino invita quindi a non trasformare il doppio rinvio in un dramma politico.

Resta tuttavia il peso di una relazione programmatica che, per due giorni consecutivi, non è stato possibile discutere. Un appuntamento nel quale il sindaco avrebbe dovuto rendere conto dell’attività svolta e dello stato di attuazione degli impegni assunti con i palermitani si è trasformato nella fotografia delle difficoltà della coalizione.

La prossima seduta diventa così una prova decisiva. Se la maggioranza tornerà compatta tra i banchi, Lagalla potrà respingere almeno sul piano numerico l’offensiva delle opposizioni. Un’altra battuta d’arresto, invece, renderebbe molto più difficile continuare a parlare di semplici coincidenze e aprirebbe ufficialmente una crisi dagli effetti imprevedibili sul futuro dell’amministrazione.

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