venerdì, 11 Settembre 2026
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Morta a Roma a 78 anni, ha attraversato mezzo secolo di politica combattendo per libertà civili, donne, giustizia ed Europa unita

Addio a Emma Bonino, la voce radicale che ha cambiato i diritti in Italia

Emma Bonino è morta a Roma all’età di 78 anni. Con lei scompare una delle personalità più riconoscibili, combattive e controverse della politica italiana, protagonista per oltre mezzo secolo delle battaglie radicali per i diritti civili, l’autodeterminazione delle donne, la laicità dello Stato e l’integrazione europea.

Era stata ricoverata il 7 settembre all’ospedale Santo Spirito di Roma dopo un grave peggioramento delle sue condizioni respiratorie. Uscita dalla terapia intensiva, era stata trasferita in una struttura privata, mentre il quadro clinico continuava a essere definito delicato. La notizia della scomparsa è stata annunciata dalla sua comunità politica.

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1948, Bonino si era avvicinata al Partito Radicale negli anni Settanta, legando immediatamente il proprio impegno alla condizione femminile e alla lotta contro l’aborto clandestino. Da quel momento la politica sarebbe diventata per lei uno strumento di disobbedienza civile, denuncia e conquista di nuove libertà.

Eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, ha attraversato le istituzioni italiane ed europee senza abbandonare il linguaggio e i metodi dell’attivismo radicale. Deputata, senatrice, parlamentare europea, commissaria dell’Unione, ministra per il Commercio internazionale e infine ministra degli Esteri, ha ricoperto incarichi di primo piano conservando un’identità politica difficilmente assimilabile agli schieramenti tradizionali.

La sua storia resta indissolubilmente legata a quella di Marco Pannella e alle campagne che contribuirono a trasformare profondamente la società italiana. Il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza, le condizioni nelle carceri e la libertà di scelta fino alla fine della vita sono stati alcuni dei terreni sui quali Bonino ha costruito il proprio impegno.

La dimensione nazionale non le è mai bastata. Da commissaria europea si occupò di aiuti umanitari, intervenendo direttamente in alcuni degli scenari più drammatici del suo tempo. Si batté contro la fame nel mondo, le mutilazioni genitali femminili, la pena di morte, i genocidi e ogni forma di autoritarismo. Sostenne la nascita della Corte penale internazionale e fece della difesa dei diritti umani una parte centrale della propria azione politica.

Europeista fino all’ultimo, Bonino non considerava l’Unione soltanto un accordo tra governi o un sistema di regole economiche. La immaginava come una comunità politica federale, capace di difendere democrazia, libertà individuali e Stato di diritto. Gli Stati Uniti d’Europa rimasero uno dei suoi obiettivi più ambiziosi, anche quando il progetto europeo cominciò a essere messo in discussione dai nazionalismi.

Nel 2015 annunciò di essere affetta da un tumore ai polmoni. Affrontò pubblicamente la malattia senza trasformarla in un ritiro dalla vita politica. Continuò a intervenire nel dibattito pubblico, a partecipare alle campagne elettorali e a sostenere le battaglie della galassia radicale e di +Europa.

Le sue posizioni hanno spesso diviso, provocato reazioni e aperto conflitti. Ma anche gli avversari politici le hanno riconosciuto coerenza, determinazione e una capacità rara di portare questioni considerate marginali al centro dell’agenda pubblica. Bonino apparteneva a una stagione nella quale la politica poteva ancora nascere da una battaglia ideale e trasformarsi in una lunga militanza.

La sua scomparsa lascia un vuoto che supera i confini del radicalismo italiano. Se ne va una donna che ha sfidato partiti, governi, convenzioni sociali e autorità religiose, pagando spesso il prezzo dell’isolamento e delle sconfitte. Molte delle sue battaglie furono inizialmente minoritarie, ma finirono per cambiare il Paese.

Non è necessario aver condiviso ogni sua posizione per riconoscere il peso della sua storia. Emma Bonino ha obbligato l’Italia a discutere di libertà quando farlo era scomodo, di diritti quando sembravano impossibili e di Europa quando prevaleva la tentazione di chiudersi dentro i confini nazionali. È questa l’eredità politica che lascia al Paese.

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