Undici milioni di euro di entrate rischiano di sfumare per un errore procedurale. Il Comune si trova ad affrontare una delle più delicate emergenze amministrative degli ultimi anni dopo il ritardo nella sottoscrizione della delibera che aveva introdotto il nuovo regolamento del Canone unico patrimoniale (Cup). La vicenda ha già prodotto una prima conseguenza concreta. Il ragioniere generale ha disposto il blocco cautelativo di gran parte della spesa comunale.
Gli uffici, almeno per il momento, possono autorizzare soltanto le spese indispensabili per garantire i servizi essenziali e quelle obbligatorie per legge. Restano congelati anche i prelievi dal fondo di riserva del sindaco. In pratica, l’amministrazione non può sostenere nemmeno le spese ordinarie, come l’acquisto di materiale di cancelleria.
L’origine della crisi risale alla delibera approvata dal Consiglio comunale il 30 marzo per correggere le anomalie tariffarie del Cup, il tributo che riunisce il canone per l’occupazione del suolo pubblico, la pubblicità, le affissioni, i passi carrabili e altre concessioni. L’atto, dichiarato immediatamente esecutivo, avrebbe dovuto completare l’iter entro tre giorni, come impone la normativa regionale.
Le firme del presidente del Consiglio comunale e del consigliere anziano, però, sono arrivate oltre il termine previsto. Solo il segretario generale ha firmato nei tempi stabiliti. Quel ritardo ha impedito la pubblicazione nei termini e ha aperto il dubbio sulla validità dell’intera delibera.
Il problema è emerso all’inizio di giugno, quando il dirigente dell’Area Tributi, Roberto Giacomo Pulizzi, ha esaminato un ricorso presentato dall’avvocato Giuseppe Currao. Il ricorso contesta proprio la tardiva pubblicazione dell’atto e richiama la norma regionale che prevede la nullità della delibera in caso di mancato rispetto dei termini. Pulizzi ha riconosciuto che la legge prevede direttamente questa conseguenza e ha preso atto della criticità.
Da quel momento l’amministrazione ha cercato una soluzione per limitare gli effetti della vicenda. Il segretario generale Raimondo Liotta ha aperto un’indagine interna per ricostruire l’intero iter amministrativo, individuare le responsabilità del ritardo e verificare le cause organizzative che lo hanno determinato. Dagli accertamenti è emerso che le sottoscrizioni tardive non rappresentano un episodio isolato.
Anche il sindaco Roberto Lagalla è intervenuto con una nota nella quale definisce l’accaduto un fatto «da stigmatizzare» e richiama il rischio di compromettere la riscossione del Cup, che garantisce circa 11 milioni di euro alle casse comunali.
Nel frattempo gli uffici hanno sospeso l’emissione degli avvisi di pagamento per evitare possibili contestazioni da parte dei contribuenti. Di fatto, la riscossione del Canone unico patrimoniale risulta ferma.
L’Avvocatura comunale, guidata da Vincenzo Criscuoli, ha suggerito una linea diversa. Secondo il suo parere, la semplice presentazione di un ricorso non elimina automaticamente gli effetti della delibera. Il segretario generale ha condiviso questa interpretazione, sostenendo che soltanto un giudice potrà stabilire l’eventuale nullità dell’atto.
Nonostante ciò, la struttura amministrativa ha scelto comunque la massima prudenza. Per questo motivo gli uffici hanno predisposto una nuova delibera che riproduce lo stesso impianto tariffario della precedente. L’amministrazione intende approvarla nell’ambito della verifica degli equilibri di bilancio prevista entro il 31 luglio, senza presentarla come una sanatoria dell’atto precedente ma come un nuovo esercizio della potestà regolamentare.
Anche il ragioniere generale Paolo Bohuslav Basile ha modificato il proprio orientamento nel corso delle ultime settimane. In una prima nota aveva evidenziato il rischio concreto di nullità della delibera. Successivamente ha recepito le valutazioni del segretario generale e dell’Avvocatura, ma ha comunque mantenuto il blocco cautelativo della spesa fino a quando la situazione non troverà una soluzione.
Sul piano giuridico, però, restano numerosi interrogativi. Diversi osservatori ritengono che una norma che prevede espressamente la nullità lasci margini molto limitati per salvare l’atto. Anche la nuova delibera potrebbe incontrare ostacoli.
L’amministrazione, infatti, punta a utilizzare l’articolo 193 del Testo unico degli enti locali, che consente di modificare tariffe e tributi durante la verifica degli equilibri di bilancio. Secondo la giurisprudenza contabile e gli orientamenti del Ministero dell’Economia, però, quella facoltà serve a ristabilire l’equilibrio finanziario dell’ente, soprattutto attraverso un incremento del gettito. Riproporre lo stesso sistema tariffario della delibera contestata potrebbe quindi esporre il Comune a nuovi ricorsi.
Nel frattempo permane il problema più immediato. Il precedente regolamento del Cup è stato annullato dal Tar, mentre quello approvato a marzo rischia di risultare nullo. Se questa interpretazione dovesse prevalere, il Comune si troverebbe senza una base giuridica per calcolare e riscuotere il Canone unico patrimoniale, con pesanti conseguenze sui conti dell’ente.


