sabato, 7 Novembre 2026
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Dai campi delle pianure iblee fino ai supermercati del Settentrione il prezzo finale aumenta oltre il 2000 per cento, disintegrando i guadagni dei produttori locali

Pomodoro siciliano: a Vittoria 50 centesimi, ma c’è chi lo rivende a 10 euro al chilo

Dal mercato agricolo di Vittoria i container carichi di pomodori Piccadilly, Ciliegino e Datterino partono alla volta delle grandi piattaforme logistiche del Settentrione. Quando le cassette arrivano sui banchi della grande distribuzione di Bologna, la forbice rispetto al compenso iniziale per il coltivatore supera la cifra record del 2000 per cento. È il ritratto drammatico di un cortocircuito economico che svuota le tasche dei consumatori e mette in ginocchio le aziende agricole locali. Il caro carburante del 40 per cento e il costante aumento dei fertilizzanti e del gasolio riducono i margini fino a trasformarli in perdite nette. Nel bacino della Val di Noto il caldo torrido e il clima anomalo hanno decimato i raccolti nelle pianure iblee fino a Licata. I volumi venduti sono rimasti minimi e i prezzi alla produzione insufficienti, lasciando la gran parte dei produttori siciliani priva di guadagni concreti.

La dispersione del valore e le carenze del confezionamento locale

La causa principale del divario risiede nella grave carenza di centri di confezionamento specializzati direttamente sul territorio siciliano. Meno del 25 per cento dei coltivatori risulta aggregato in grandi cooperative capaci di imporre il prezzo di acquisto ai giganti commerciali. La gran parte dei prodotti lascia la Sicilia allo stato grezzo, dentro cassette di plastica standard destinate agli stabilimenti di Bologna. Nelle strutture bolognesi la lavorazione, la selezione e l’inserimento nelle vaschette con etichetta e codice a barre assorbono tra il 30 e il 40 per cento del valore finale. A questo passaggio si sommano poi i rincari applicati dalla grande distribuzione organizzata, compresi tra il 100 e il 300 per cento rispetto alle merci lavorate. L’assenza di un comparto industriale locale capace di produrre passate e pelati trasferisce tutto il valore aggiunto fuori dalla regione.

I limiti logistici del trasporto e il potenziale inespresso delle merci

Sulle difficoltà complessive del comparto pesano in modo decisivo l’isolamento infrastrutturale della Sicilia, la precarietà della rete stradale e le proteste dei autotrasportatori. Muovere merci altamente deperibili su gomma fino ai nodi del Nord comporta spese ingenti che caricano pesantemente il costo al dettaglio della merce. L’assenza storica di collegamenti aerei cargo dedicati ostacola fortemente le spedizioni dirette dell’agroalimentare fresco verso le grandi capitali europee e americane. I prodotti del territorio possiedono una qualità straordinaria e risultano estremamente richiesti nei mercati di Monaco, Londra, Parigi, New York e Montreal. La possibilità di effettuare spedizioni aeree serali permetterebbe di distribuire l’ortofrutta freschissima l’indomani mattina sui banchi esteri, restituendo finalmente una giusta redditività all’intero settore agricolo siciliano.

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