sabato, 7 Novembre 2026
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Il giudice per l'udienza preliminare ha accolto in larga parte le richieste della Procura nel processo scaturito dal blitz "Grande Inverno"

Mafia a Palermo, il mandamento di Porta Nuova condannato: 46 condanne

PALERMO – Si chiude con una raffica di condanne il primo grado del processo al mandamento mafioso di Porta Nuova, uno dei più storici e radicati della città. Il verdetto, emesso con rito abbreviato, conta 46 condanne, 5 assoluzioni e un reato dichiarato estinto per la morte dell’imputato.

La gup Patrizia Ferro ha sostanzialmente condiviso l’impianto accusatorio sostenuto dal procuratore aggiunto Francesca Mazzocco e dai sostituti Federica La Chioma, Gaspare Spedale, Andrea Fusco e Daniele Di Maggio. Le pene, già ridotte di un terzo per la scelta del rito, restano pesanti.

Le pene più alte

La condanna maggiore, 20 anni, riguarda Calogero Lo Presti. Seguono Stefano Comandè con 17 anni e 4 mesi e Tommaso Lo Presti, detto “il pacchione”, con 16 anni e 8 mesi. Pietro Pozzi è stato condannato a 15 anni, Cristian Cinà a 14. Tredici anni e 4 mesi a testa per Giuseppe Auteri, Cristian D’India, Lillo Fanara e Giovan Battista Marino (classe 1973). Le pene scendono poi fino a un anno e 8 mesi, inflitti ad Antonino Cangelosi.

Sono stati assolti Alfio Pappalardo, Gaetano Fernandez, Gioacchino Di Maggio, Giuseppe Corrandengo e Giuseppe D’Angelo. Per Nunzio La Torre, deceduto durante il procedimento, il reato è stato dichiarato estinto. Per lui l’accusa aveva chiesto 16 anni e 8 mesi.

Dal blitz del 2025 alla sentenza

Il processo nasce dall’operazione “Grande Inverno”, il maxi-blitz di febbraio dello scorso anno che portò all’arresto di 181 persone. L’inchiesta, condotta dai carabinieri e coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Marzia Sabella, ricostruì l’organigramma delle famiglie del mandamento e i loro interessi economici. Gli investigatori documentarono anche il tentativo di Cosa nostra di ricostituire una Cupola provinciale, dopo anni di arresti di massa.

Sul banco degli imputati sono finiti presunti vertici, ma anche mogli, figli e nipoti di esponenti di primo piano, un ex latitante e numerosi affiliati di livello minore. Un quadro che restituisce il peso di Porta Nuova nella geografia storica di Cosa nostra, nel cuore stesso della città.

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