Un’importante operazione contro i furti d’auto nel quartiere Zen di Palermo rischia di naufragare a causa di severi ostacoli probatori. La maxi inchiesta sui cavalli di ritorno ha subito una battuta d’arresto inattesa dopo la decisione del giudice. Il Gip Ermelinda Marfia ha infatti respinto la richiesta della Procura di applicare misure cautelari per 54 indagati. Gli inquirenti avevano chiesto il carcere per 38 persone e i domiciliari per altre 16 coinvolte nel sistema estorsivo.
Il sistema criminale e le accuse contestate
Al centro delle indagini condotte dai magistrati c’era una presunta associazione per delinquere attiva dall’ottobre del 2023. Il gruppo avrebbe gestito decine di furti di auto e moto per poi pretendere denaro tramite riscatti estorsivi. Tra i veicoli sottratti figuravano un’Alfa Romeo Giulietta e un furgone Iveco Daily. Le richieste di denaro variavano a seconda del mezzo e facevano leva sulla disperazione delle vittime. Per gli investigatori il vertice dell’organizzazione includeva Stefano Angelo Randazzo e Lorenzo Scasso.
La questione delle prove e il ricorso
Il nodo centrale del provvedimento riguarda l’impossibilità di utilizzare molte intercettazioni telefoniche raccolte dagli inquirenti. Secondo il giudice, le registrazioni erano nate da altre indagini su armi e rapine e mancavano dei collegamenti diretti. I sostituti procuratori Clio Di Guardo e Daniele Sansone hanno presentato appello contro il provvedimento del tribunale. Il Tribunale del riesame dovrà adesso valutare la legittimità delle accuse e la tenuta dell’intera inchiesta giudiziaria.


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