Una capillare ed elaborata rete di raggiri ha colpito decine di religiosi sull’intero territorio nazionale, da Aosta fino a Valguarnera Caropepe. L’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona e coordinata dalla Procura di Torino ha svelato un’organizzazione dedita alla truffa di sacerdoti e suore. I componenti della banda telefonavano alle vittime spacciandosi per funzionari comunali o referenti della Conferenza Episcopale Italiana. Gli indagati comunicavano quindi l’erogazione di contributi per il restauro dei luoghi di culto, sostenendo però di aver versato per errore somme superiori al dovuto.
Il meccanismo del rimborso e lo svuotamento
I finti dipendenti convincevano gli esponenti del clero a restituire tempestivamente la differenza per evitare complesse pastoie burocratiche. I religiosi venivano così indotti a versare cifre comprese tra mille e seimila euro direttamente su carte ricaricabili Postepay. Non appena la somma arrivava a destinazione, l’importo veniva immediatamente prelevato dagli indagati o trasferito all’estero tramite circuiti internazionali di money transfer. Sebbene diverse potenziali vittime abbiano mangiato la foglia evitando il raggiro, in numerosi casi i truffatori sono riusciti a incassare diverse migliaia di euro.
Gli interrogatori e la richiesta di custodia
La Procura di Torino ha chiesto la custodia cautelare per dieci persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Gli otto indagati della provincia di Siracusa e i due residenti a Torino sono stati sottoposti all’interrogatorio preventivo davanti al Giudice per le Indagini Prelimanari. Hanno affrontato l’interrogatorio otto siracusani, e cioè Oreste Aglianò, Maurizio Di Falco, Concettina Galizia (residente a Torino), Corrada Galizia, Salvatore Galizia, Omar Gionfriddo, Corrado Morana e Francesco Riscica e due torinesi Emanuele Giuseppe Tullo e Luigi Tullo. Durante il confronto con il magistrato, gli indagati siciliani hanno respinto ogni addebito contestato dalla Finanza. Spetterà ora al giudice stabilire se accogliere la richiesta di arresto formulata dagli inquirenti.


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