Le tensioni internazionali continuano a pesare sui mercati energetici e alimentano i rincari delle materie prime, dei trasporti e dei beni di prima necessità. In questo scenario, l’Italia affronta anche una stagione di scioperi e proteste che coinvolge diversi settori, dai trasporti alla scuola, fino ai servizi. Una situazione che, secondo Assoimpresa, rischia di aggravare le difficoltà delle imprese e di compromettere la continuità delle attività economiche.
A lanciare l’allarme è Mario Attinasi, presidente dell’associazione, che invita istituzioni e parti sociali a puntare sul dialogo e su misure concrete, evitando iniziative capaci di bloccare il Paese.
«Mentre lo scenario geopolitico internazionale continua ad alimentare le tensioni sui mercati energetici, con inevitabili ripercussioni sui costi delle materie prime, dei trasporti e dei beni di prima necessità, l’Italia deve fare i conti anche con una stagione di scioperi e mobilitazioni che rischia di compromettere la continuità delle attività produttive e di aggravare le difficoltà dell’economia reale» dichiara.
Caro energia, Attinasi richiama l’Europa
«È necessario affrontare il problema con trasparenza, distinguendo le cause strutturali della crisi dalle responsabilità politiche e dalle possibili soluzioni. Il caro energia non può essere ricondotto esclusivamente a decisioni assunte a livello nazionale: i conflitti nell’Europa orientale e le tensioni in aree strategiche per gli approvvigionamenti energetici, come quella dello Stretto di Hormuz, incidono sugli equilibri dei mercati internazionali e sulla sicurezza delle forniture» .
Il presidente di Assoimpresa chiede quindi all’Unione europea interventi tempestivi e strumenti flessibili per sostenere il sistema produttivo, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Le aziende italiane, sottolinea, non possono affrontare da sole l’aumento dei costi energetici e le conseguenze di crisi internazionali che non dipendono dalle loro scelte.
Attinasi sollecita inoltre un confronto nelle sedi europee sulle politiche energetiche, sui vincoli di bilancio e sugli aiuti economici. «Per questo riteniamo fondamentale che le rivendicazioni relative alle politiche energetiche, ai vincoli di bilancio e agli strumenti di sostegno economico trovino un confronto concreto anche nelle sedi decisionali europee – continua -. Bruxelles deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, perché è anche a quel livello che si definiscono le politiche destinate a incidere sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie».
Imprese e lavoratori, servono sostegni duraturi
«Negli ultimi anni, il Governo italiano ha introdotto diverse misure per contrastare gli effetti delle difficoltà economiche, sostenere il reddito dei lavoratori e preservare la competitività delle imprese. Tra gli interventi figurano i crediti d’imposta destinati alle aziende per fronteggiare il rincaro dell’energia, le misure di riduzione del cuneo fiscale e contributivo e le agevolazioni sui premi di produttività e su determinate forme di welfare aziendale».
Per Attinasi, tuttavia, queste misure non bastano a garantire stabilità nel lungo periodo. L’associazione chiede una strategia più incisiva, capace di sostenere chi investe, produce e crea posti di lavoro, evitando che i rincari e l’incertezza internazionale indeboliscano ulteriormente il tessuto economico italiano.
Il presidente richiama anche l’attenzione sulla scuola. «Anche il comparto scolastico necessita di investimenti, risorse adeguate e interventi di ammodernamento che garantiscano strutture più efficienti e servizi di qualità, senza compromettere il diritto allo studio e la continuità didattica».
Scioperi e proteste, l’appello alla responsabilità
Attinasi riconosce il valore del diritto di manifestare, ma invita chi organizza le mobilitazioni a considerare le conseguenze delle proprie iniziative sulle attività produttive e sulla vita quotidiana dei cittadini.
«Il diritto di manifestare è un principio fondamentale e va rispettato. Tuttavia, esiste il concreto rischio che le legittime difficoltà economiche vissute da famiglie e imprese vengano trascinate in una contrapposizione di parte, finendo per alimentare il malcontento a fini elettorali. Trasformare il disagio sociale in uno scontro di piazza ideologico non risolve i problemi, ma rischia soltanto di polarizzare il Paese e di innescare tensioni», afferma il presidente di Assoimpresa.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sugli effetti dei blocchi della logistica, delle interruzioni dei servizi e delle occupazioni degli istituti scolastici. Queste situazioni possono provocare ritardi, costi aggiuntivi per le aziende e disagi per i cittadini, con conseguenze particolarmente pesanti per i piccoli commercianti, che spesso dispongono di risorse limitate per affrontare nuove difficoltà.
«Il confronto politico e sindacale deve rimanere ancorato alla ricerca di soluzioni concrete, senza trasformarsi in una contrapposizione che finisca per penalizzare proprio le categorie che si intendono tutelare».
Assoimpresa: «Servono confronto e stabilità, non blocchi»
Nel suo appello finale, Assoimpresa invita le istituzioni, le parti sociali e tutti i soggetti coinvolti a privilegiare il senso di responsabilità e la ricerca di accordi condivisi.
«Non possiamo permettere che le difficoltà economiche e le tensioni internazionali si traducano in un ulteriore aggravamento delle condizioni in cui operano le imprese italiane. Il commercio, l’agricoltura, la logistica, i servizi e il mondo della scuola hanno bisogno di stabilità, sicurezza, investimenti e risposte concrete» dichiara Attinasi.
Il presidente chiede un confronto concreto, sia a livello nazionale sia europeo, sul costo dell’energia, sulla tutela del potere d’acquisto e sulla competitività del sistema produttivo. Le aziende, sottolinea, hanno bisogno di certezze per continuare a investire, mantenere l’occupazione e contribuire alla crescita economica.
«La priorità deve essere quella di costruire soluzioni efficaci e durature, evitando che la contrapposizione e il blocco delle attività diventino un ulteriore ostacolo alla ripresa economica e alla coesione sociale» conclude.


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