Un vecchio orologio a pendolo, una borsa di stoffa e una somma di denaro nascosta dietro un mobile. È questo uno degli episodi finiti nelle carte dell’inchiesta che coinvolge l’ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao e che riguarda anche i rapporti con l’avvocato Pierluigi Matta.
La vicenda riportata dal Giornale di Sicilia risale all’11 settembre, quando alcuni operai arrivano nello studio di via Noto di Armao per rimuovere i tappeti. L’ex assessore non si trova nell’immobile. Al suo posto ci sono alcune delle sue segretarie.
Durante i lavori, gli operai spostano un grande orologio a colonna. Da dietro il mobile scivola una borsa di stoffa bianca. Uno degli addetti la raccoglie e guarda al suo interno. «Ci sono piccioli, c’è da morire», avrebbe commentato davanti alla quantità di denaro trovata. L’uomo richiude quindi la borsa, la riposiziona dietro l’orologio e riprende il lavoro. Le telecamere installate dagli investigatori registrano ogni momento della scena.
Tre giorni più tardi una delle segretarie racconta l’accaduto ad Armao. L’avvocato reagisce con rabbia e chiede immediatamente spiegazioni: «Chi ca..o lo ha autorizzato?». Poi pretende che gli operai restituiscano il denaro trovato. «No, no, qua dentro non faccio entrare più nessuno», avrebbe aggiunto Armao, mostrando irritazione per quanto accaduto.
Il ritrovamento assume particolare rilievo nell’ambito dell’indagine. Gli investigatori ritengono infatti che proprio l’orologio a pendolo rappresentasse uno dei luoghi utilizzati da Armao per conservare le somme che Pierluigi Matta gli avrebbe consegnato nell’ambito dei rapporti finiti sotto esame.



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