Nuovo episodio di profanazione a Canicattì ai danni dei luoghi legati alla memoria del beato Rosario Livatino. Alcune scritte sataniche ed esoteriche sono comparse sul muro di cinta della chiesa di Santa Chiara, in via Svizzera, dove riposano le spoglie del magistrato ucciso dalla mafia nel 1990.
Il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, ha denunciato l’accaduto. Un secondo episodio si è verificato in via Guggino, dove qualcuno ha utilizzato vernice spray nera per tracciare scritte dal contenuto esoterico e profanatorio.
Tra le immagini e le frasi lasciate sui muri compaiono espressioni blasfeme in lingua inglese, riconducibili alla subcultura musicale estrema black metal, insieme a simboli esoterici e croci rovesciate.
Gli agenti del commissariato hanno avviato gli accertamenti per identificare gli autori. Gli investigatori valutano anche l’ipotesi di un’azione dimostrativa e stanno verificando la presenza di eventuali immagini utili registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nella zona.
Il Cartello Sociale
Sul caso è intervenuto anche il Cartello Sociale della provincia di Agrigento, che ha espresso una dura condanna per quello che definisce un grave atto vandalico e sacrilego.
«Non siamo di fronte a una semplice bravata o a un atto di vandalismo – afferma il Cartello Sociale – ma a un gesto che offende un luogo sacro, la memoria di un uomo che è diventato simbolo della giustizia e della fede e l’intera comunità agrigentina».
L’organismo sottolinea inoltre la coincidenza con il 3 ottobre, anniversario della nascita di Livatino, e richiama il valore della sua figura, considerata un esempio di fede, giustizia, responsabilità e servizio alle istituzioni.
«Ancora più inquietante è la coincidenza temporale con il 3 ottobre, anniversario della nascita del magistrato – prosegue il Cartello Sociale – una figura che rappresenta per il nostro territorio la sintesi più alta tra fede, giustizia, responsabilità e servizio alle istituzioni».
Livatino venne assassinato dalla mafia nel 1990. Il magistrato aveva costruito il proprio impegno professionale attorno a un forte senso della legalità e della fede cristiana, diventando negli anni un simbolo della lotta alla criminalità organizzata e della responsabilità nell’esercizio delle istituzioni.
«La sua testimonianza ci ricorda che legalità e responsabilità non sono parole astratte, ma scelte quotidiane. Per questo colpire un luogo che custodisce la sua memoria significa, simbolicamente, colpire quei valori che Livatino ha difeso fino al sacrificio della propria vita», conclude il Cartello Sociale.
Non si tratta, inoltre, del primo episodio di questo tipo a Canicattì. Nel 2023, nei locali del Centro Sociale della città, qualcuno aveva tracciato scritte ingiuriose contro la memoria di Rosario Livatino e del giudice Antonino Saetta.



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