domenica, 20 Settembre 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Nel Palermo capolista c'è anche un Pohjanpalo da centro commerciale che non vede mai un pallone

Palermo, dal CFG arriva il segnale e Robin Vavassori si scatena

Ci sono partite che lasciano le farfalle nello stomaco e altre le rane nelle scarpe. Palermo – Padova è sicuramente nella seconda categoria. I tifosi rosanero più audaci, infatti, si accomodano al Barbera già belli assuppati d’acqua, ringraziando il cielo per la cospicua sdilluvionata e le caditoie cittadine (GUARDA QUI) per essersi fatte trovare prontissime per l’evento.

Non c’è freddo, ma il Padova agghiaccia tutto lo stadio portandosi avanti dopo pochi minuti (di predominio assoluto). Per i biancoscudati in gol Pastina, al Palermo ci vorrebbe molto più di un semplice brodino. E comunque, fatta la battuta, chiariamo: si dice Pàstina, con l’accento sulla prima “A”. Il Palermo, invece, è confuso come un alunno di terza elementare ad una lezione di fisica quantistica. I veneti macinano calcio come nulla fosse impedendo la manovra ai rosanero. Non che ce ne fosse granché di manovra da parte della squadra di Inzaghi, ma anche quei piccoli focolai di calcio venivano sapientemente spenti da un centrocampo ospite robusto come un olimpionico di sollevamento pesi.

Per pareggiare il Palermo avrebbe bisogno di un supereroe. E così all’improvviso dal quartier generale del CFG parte il segnale di richiamo. Ma non è per Batman, bensì per Robin. Il Robin Quaison della bergamasca: Dominic Vavassori. Il nove rosa sfrutta un cross dalla sinistra di Johnsen e deposita alle spalle di Sorrentino. Si può andare al riposo.

Nel secondo tempo la musica non cambia tantissimo. Il Palermo suona un lento degno del miglior Sergio Endrigo in una giornata di massima malinconia, mentre il Padova è elettrico come un pezzo rock-metal-newage-shockinmytown-velvetunderground e quando riparte è una lama che si insinua nella burrosissima retroguardia rosanero. Ma come accaduto nella prima frazione, dal quartier generale del Palermo parte il Robin-segnale: quel satanasso di Dominic lo vede e decide di farlo davvero brutto, uccellando prima Pastina con il tacco destro e depositando, poi, un frigorifero doppia porta di sinistro alle spalle Sorrentino. Il risultato non cambia più: la squadra di Inzaghi va alla sosta da prima in classifica, i tifosi del Palermo possono posare gli ansiolitici fino al dieci di ottobre. Ci vediamo ad Empoli.

LE PAGELLE

Fortin 7. Tiene in piedi la baracca con interventi prodigiosi. Fortissimin!

Pierozzi 5. Fatto costantemente a fette dal suo diretto avversario. Che giustamente è Seghetti.

Dal 46° Cassandro 6. Contiene meglio del compagno, ma quando avanza evidenzia qualche limite che ne giustifica l’impiego inchiummato nei quattro dietro.

Bani 5,5. Lo ripeteremo come fosse un tormentone di Zelig. Come un “chi è Tatiana” o un “Franco, oh Franco!”: questo modulo difensivo è un chiummo sulla sua già di per sé pesante carta di identità/condizione fisica. Finisce come Vitali Klitschko contro Lennox Lewis ed è costretto a farsi la doccia prima del dovuto. Conturbante.

Dal 46° Magnani 6. Deve ritrovare condizione e fiducia. Il “Magno” conosciuto nei primi sei mesi in rosanero era un altro calciatore, ma si fa trovare pronto e non fa danni.

Ceccaroni 6. Gli avanti del Padova hanno sotto porta la cattiveria di Bambi. Il buon Peter ne approfitta per una partita ordinata e con poche sbavature.

Augello 6,5. Lo raccontiamo da settimane: vive una condizione di strapotere fisico/atletico che gli consentirebbe di vincere la maratona di New York con le infradito. Tiene accidentalmente in gioco Pastina in occasione del gol ed è meno preciso del solito in fare di cross, ma Real Augello è un punto di riferimento per la manovra rosanero nonché un vero lusso per la categoria.

Ranocchia 5. Sommerso di calciatori del Padova come una zattera durante uno tsunami, non trova mai lo spunto, la giocata, l’invenzione, la verticalizzazione.

Dal 67° Estevez 6. Quasi mezzora di agonismo e filtro con un Palermo proteso in avanti. “Chissà, chissà domani”, avrebbe detto il sommo Lucio. Futura (titolare).

Segre 5. Stavolta non si salva neanche per il moto perpetuo. Anzi. In fase costruzione gira a vuoto senza trovare mai una collocazione che dia uno sbocco alla manovra rosa; in fase di non possesso non scherma mai gli amici della retroguardia. Avrebbe anche due occasioncine golosine golosine, ma le getta alle ortichine. Dottò, non ci siamo.

Dal 76° Gomes 6. Claudio Amarildo entra in campo con una grinta da leone e da una sua pressione nasce l’azione del secondo gol del Palermo. Non sarà Kantè, ma neanche Odjer. Potrebbe mettere in crisi la margherita che Inzaghi sfoglia per mettere in campo la squadra.

Palumbo 6. In assenza di Hernani, vive settimane senza rotture di ballottaggi. In compenso si trova a fare a tratti il medianaccio di contenimento e la sua fantasia ne risente. Quando decide di giocare – come quando di tacco libera Johnsen in occasione del pari rosa – si vede che dal suo piede possono partire arcobaleni magici. Il problema è che la sua qualità si assenta spesso dalla partita e la fase avanzata del Palermo ne risente abbestia.

Johnsen 7. “Circotogni” fa il pieno di male parole ad ogni pallone sul quale si atteggia a Michael Moschen, ma è molto più concreto di altre occasioni. Dai suoi piedoni santi partono i due assist che magicamente si trasformano in gol per il Palermo e si spiega una volta di più perché in questa squadra – soprattutto in questo momento – è imprescindibile.

Vavassori 9. Come il suo numero di maglia. Due gol da attaccante con le pampine, per il Quaison della bergamasca. Arriva ad un soffio dalla tripletta che lo avrebbe immediatamente portato a Sala delle Lapidi. Non dico come Sindaco, ma almeno un posto da Consigliere non glielo levava nessuno. Ma va già strabenissimissimo anche così.

Pohjanpalo 5. Tocca meno palloni di un commesso di un negozio di articoli sportivi. In certe giornate occorrerebbe essere più d’aiuto alla squadra, ma è abbuttato come un marito al centro commerciale mentre la moglie si prova il 600esimo tubino nero chiedendo “E questo, come mi sta?”. Irriconoscibile.

Dal 82° Gabrielloni 6,5. Il Gabrielloni-time: dieci minuti nei quali un TIR con rimorchio si abbatte sul match portandosi appresso tutto quello che trova sulla sua strada. Entra smistando per Johnsen nell’azione del gol-vittoria rosanero. Attaccante di riserva, ma – come i vini di qualità – Gran Riserva.

Inzaghi 6. Vince e ha ragione lui. Però: 1) gli interpreti della difesa a quattro non sempre convincono. Anzi, non sempre convince la difesa a quattro; 2) Segre e Ranocchia sono, ormai, una coppia di fatto e di cambiare non se ne parla mai; 3) Pohjanpalo non riceve un pallone in area di rigore che c’era ancora Renzi come Presidente del Consiglio; 4) sempre cambi ruolo per ruolo anche nei momenti in cui occorrerebbe qualcosa per sparigliare le carte. Non è essere nemici della contentezza per una squadra che in questo inizio di stagione ha fatto sei vittorie ed un pareggio, per carità. Semplicemente c’è che a mettere continuamente la polvere sotto il tappeto o si ha il tappeto di Aladino o meglio armarsi presto presto presto di un bell’aspirapolvere.

LEGGI UN’ALTRA OPINIONE SU PALERMO-PADOVA, CLICCA QUI

19.3 C
Palermo

Seguici sui social