lunedì, 14 Settembre 2026
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Fortin migliore in campo dei rosanero: un dato che deve fare riflettere

Palermo, ad Avellino un solo punto ma tanti nuovi ortopedici – LE PAGELLE

C’è chi si è fermato ad Eboli e chi sessanta chilometri dopo. Ad Avellino, per la precisione. Sì, perché il Palermo di Inzaghi al Partenio – Lombardi interrompe la striscia di vittoria racimolando un punticino. Che per come si era messa la gara e per i miracoli compiuti da Fortin in pieno recupero, è oro colato. Ma adesso, per cortesia, non facciamo passare la squadra di Nesta per l’Ungheria di Puskas e lo stadio campano come una roccaforte inespugnabile.

Tutto sui libri di medicina il prepartita dei tifosi del Palermo: non c’è un solo supporter rosanero che non abbia imparato la differenza tra lesione e sovraccarico. E chi non si è dato alla medicina ha pensato di diventare esperto nel regolamento della Serie B (“Mazzitelli può giocare”, “Mazzitelli non può giocare”, “Mazzitelli può giocare solo un tempo”, “Mazzitelli può giocare a quarti d’ora alternati”, “Mazzitelli può giocare solo con i baffi finti”, “Mazzitelli può giocare solo se impara a memoria tutta la discografia di Alamia e Sperandeo”).

PRIMO TEMPO, VINCE LA NOIA

Altro che lupi: l’Avellino è rintanato come una volpe in tempo di caccia ed il Palermo si fa notare soprattutto per la quantità industriale di palloni giocati con una costanza maniacale sempre all’indietro. Una parata di Martinelli in apertura su Vavassori ed un miracolo di Mattia Sempresialodato Fortin sul temutissimo Zlatan Pandolfi sono le uniche sveglie del primo tempo. Per il resto narcolessia a go-go e partita divertente come il primo giorno di lavoro dopo le ferie estive.

CHEDDIRA, JOHNSEN E I MIRACOLI DI FORTIN

Il primo quarto d’ora della seconda frazione ricalca perfettamente il primo tempo. La gara si sblocca col vantaggio Avellino. Che dire? Cheddira! È l’italo-marocchino a siglare il gol degli irpini. La rete biancoverde scuote i ragazzi di Inzaghi dal torpore di un letargo anticipato. Johnsen e Pohjanpalo dialogano in scandinavo stretto stretto stretto, con il finnico biondo che mette il norvegese a tu per tu con Martinelli ed a siglare il terzo gol in campionato. La partita sembra incanalata su un pari delizioso per tutti come un piatto di maccaronara o di mugliatielli, tranne per Biasci e Cheddira che in pieno recupero, come le pastorelle di Castelpetroso, decidono di saggiare ed assaggiare le potenti doti taumaturgiche di Fortin. Finisce pari, finisce con le solite coronarie rosanero ipersollecitate. Ma siamo fiduciosi: prima o poi riusciremo a terminare un incontro senza dover fare ricorso all’elettrocardiogramma.

LE PAGELLE

Fortin 7,5. Tiene in piedi il Palermo con una raffica di miracoli e tocca sicuramente più palloni degli attaccanti rosanero.

Cassandro 6. Non fa malissimo, ma non fa benissimo. Tutto sommato, non fa. E, almeno, non fa neanche danni.

Dal 87° Pierozzi s.v.

Bani 5,5. Repetita iuvant: la sensazione è che la difesa a quattro per lui sia pesante quanto la sua carta di identità. Soffre la velocità degli avanti irpini e viene uccellato da Russo in occasione del gol.

Barba 6. Tutto sommato fa il suo, nonostante la ruggine che impietosa si lascia intravedere.

Augello 6,5. Il più “in palla” della linea. Per tutto il primo tempo sgomma sulla fascia sinistra come una Mercedes alla partenza del GP. Cala alla distanza, ci sta.

Segre 5,5. Il Palermo difficilmente gioca palla in avanti e il Dottore non si vede praticamente mai.

Dal 59° Estevez 6. Mette ordine ad un centrocampo disorganizzato. Attendiamo un minutaggio diverso per ottenerne diverse indicazioni.

Ranocchia 5,5. Su mille palloni toccati, novecentonovantanove li indirizza a Bani, Barba o Fortin. Passo indietro. Come la palla.

Dal 77° Gomes s.v.

Gyasi 4,5. È davvero un corpo estraneo a questa squadra e continuare ad insistere nel metterlo in campo sembra più un accanimento verso il calciatore che un tentativo di rivitalizzazione. Sfodera sessanta minuti di nulla abbinati ad errori tecnici francamente imbarazzanti. A suo agio nel match come un canguro in discoteca. Ma Già-sy-sapeva.

Dal 59° Johnsen 7. “Circotogni” entra nel match con il coraggio di Tyr e pareggia con un gol pregevole. Palla al piede è meno babbiuso di altre occasioni. E questo è un complimento.

Palumbo 5. Una buona verticalizzazione in avvio e stop. Assente ingiustificato sia come centrocampista che come trequartista. Perso come Ulisse, occorre che ritrovi Itaca subitissimo.

Vavassori 5. Il Quaison della bergamasca sparisce immediatamente dai radar: chi l’ha visto?

Pohjanpalo 6. Sufficienza raggiunta grazie al triangolo che manda in porta Johnsen. Isolato più di Cuba, non vede il pallone neanche con il telescopio e passa il compleanno all’insegna dello schiffaramento.

Dal 77° Gabrielloni 6. Non tira mai indietro la gamba e nei ritagli che gli spettano non lesina forze ed iniziative. Solito filone portato a casa.

Inzaghi 5,5. È vero, gli mancano (e gli mancheranno scopriremo un giorno per quanto) due mammasantissima, ma le scelte iniziali sono altamente discutibili e i cambi in corsa sempre ruolo per ruolo. Quando la giornata è storta sembra non avere mai l’asso nella manica.

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