lunedì, 24 Agosto 2026
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La difterite nasce dall’infezione provocata principalmente dal Corynebacterium diphtheriae

Palermo, i test confermano: Annarosa è morta di difterite

La morte della bambina di quattro anni avvenuta all’Ospedale dei Bambini di Palermo trova una conferma negli esami dell’Istituto superiore di sanità. I test eseguiti sui campioni inviati dall’Arnas Civico Di Cristina Benfratelli hanno infatti individuato il Corynebacterium diphtheriae e il gene responsabile della produzione della tossina difterica.

L’Iss collega quindi il caso alla difterite respiratoria, una malattia infettiva che oggi compare molto raramente in Italia e nel resto d’Europa grazie soprattutto alla vaccinazione.

Che cos’è la difterite

La difterite nasce dall’infezione provocata principalmente dal Corynebacterium diphtheriae. Il batterio può interessare le prime vie respiratorie, in particolare naso, tonsille e ugola. Il pericolo maggiore, però, arriva dalla tossina che alcuni ceppi producono.

Una volta entrata nella circolazione sanguigna, la tossina può raggiungere diversi organi e provocare lesioni anche molto gravi. Cuore, reni, fegato, ghiandole surrenali e sistema nervoso periferico possono subire conseguenze importanti. In particolare, le complicazioni cardiache possono mettere in pericolo la vita anche quando il paziente supera la fase infettiva.

I sintomi possono comparire dopo pochi giorniIl periodo che intercorre tra il contagio e la comparsa dei primi disturbi dura generalmente da due a cinque giorni. La malattia può manifestarsi con mal di gola, raucedine, febbre, brividi e forte debolezza.

Un segnale caratteristico riguarda la gola: può comparire una membrana di colore grigio-biancastro che ricopre tonsille e gola. Possono inoltre comparire linfonodi ingrossati nel collo, secrezioni nasali e problemi respiratori, fino alla respirazione accelerata.

Non sempre, tuttavia, la difterite provoca sintomi evidenti. Alcune persone sviluppano un’infezione lieve o non presentano disturbi e possono comunque trasmettere il batterio. L’assenza di sintomi, quindi, non esclude la possibilità di contagiare altre persone.

Chi corre maggiori rischi

La categoria più esposta comprende le persone che non hanno ricevuto la vaccinazione oppure non hanno completato i richiami previsti. Un rischio riguarda anche chi viaggia in Paesi dove la malattia continua a circolare e non dispone di una protezione vaccinale adeguata.Tra le aree indicate dall’Iss figurano alcune zone del Sud-Est asiatico e dell’Africa, oltre al Brasile.

Nel nostro Paese la difterite resta un evento eccezionale. La vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione. Il calendario vaccinale italiano prevede le prime somministrazioni durante il primo anno di vita, con successivi richiami a sei e dodici anni. In seguito, l’Iss raccomanda di rinnovare la protezione ogni dieci anni.

Il caso di Palermo riporta così l’attenzione su una malattia che in Italia è diventata rara, ma che può ancora provocare conseguenze molto gravi in assenza di un’adeguata protezione.

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