sabato, 15 Agosto 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Dalla tragedia di Palermo un appello alla riflessione: l'importanza di cogliere i segnali d'aiuto degli adolescenti senza cedere alla tentazione del giudizio.

La fragilità invisibile dei nostri figli: il dolore che dobbiamo imparare ad ascoltare

Quel corpicino era lì, coperto da un lenzuolo, nascosto da un cordone di agenti, forse in un ultimo tentativo di proteggerlo…

Ci sono dolori che lasciano senza parole, che spezzano il fiato anche ad un cronista di nera che da anni fa questo lavoro e che di morti tragiche ne ha viste parecchie. Ogni tragedia è un pugno nello stomaco. Ma un piccolo corpo privo di vita, e l’immane dolore che lo avvolge, lascia un segno molto profondo e impone riflessioni.

Ancora da appurare cosa sia successo in via dei Nebrodi 77. L’ipotesi più verosimile è che non si sia trattato di una caduta accidentale, né tantomeno di una spinta, ma di un gesto volontario.

In attesa di conoscere il risultato delle indagini della polizia scientifica, bisogna comunque chiedersi cosa stia accadendo attorno a noi. Al di là del singolo fatto di cronaca, resta l’eco di una sofferenza diffusa che spesso consuma i nostri ragazzi nel silenzio della loro quotidianità. L’adolescenza è un’età di grandi trasformazioni, un momento delicato in cui le emozioni si amplificano e le fragilità possono diventare un peso difficile da portare da soli.

Imparare a cogliere quei segnali quasi impercettibili, quei mutismi o quei cambiamenti d’umore che nascondono una richiesta di aiuto, deve diventare una priorità collettiva. Forse urge una rete viva, fatta di punti di ascolto accessibili, scuola e contesti sociali in grado di accogliere il disagio prima che si trasformi in solitudine estrema. C’è un bisogno urgente di creare spazi protetti dove i ragazzi possano esprimersi senza la paura di non essere compresi, sapendo che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma il primo passo per salvarsi. Ascoltare è fondamentale, ma spesso si preferisce giudicare con responsi a volte scontati e semplicistici, come il dare le colpe ai genitori, ai videogiochi, ai social…

Troppi facili giudizi

In momenti di così profondo sgomento, la reazione di molti scivola purtroppo verso la tentazione più rapida e crudele: la ricerca di un colpevole. I commenti puntano spesso il dito contro le famiglie, colpevolizzando i genitori per non aver capito, per non aver previsto, per non aver evitato il dramma. È una risposta istintiva che nasce probabilmente dal bisogno illusorio di rassicurare se stessi, convincendosi che a noi non potrebbe mai accadere. Ma giudicare dall’esterno è fin troppo facile. La mente di un adolescente può nascondere abissi insondabili e pareti invisibili persino a chi gli vive accanto ogni giorno con amore.

Di fronte a un dolore così immenso, la colpevolizzazione e la sentenza affrettata servono solo ad aggiungere sofferenza a un dramma già insostenibile. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno non sono i tribunali improvvisati della rete, ma la maturità di interrogarci tutti, come società, su come essere custodi attenti e presenze vigili per i giovani che ci circondano.

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