giovedì, 13 Agosto 2026
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Il deputato regionale si indigna e replica duramente: «Verró a Mondello quando voglio»

Mondello, bufera tra La Vardera e Italo Belga: «È sotto scorta, perché sosta davanti allo Stabilimento?»

Dopo la denuncia per lo scarico sospetto sotto lo stabilimento di Mondello, torna la bufera tra la società Italo Belga e il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera: accuse di propaganda politica, dubbi sulla presenza in spiaggia dell’auto di servizio e controricuse del deputato regionale.

Non accenna a placarsi dunque lo scontro attorno allo storico stabilimento balneare di Mondello. Al centro del nuovo focolaio c’è la presenza dello stesso Ismaele La Vardera sul lungomare palermitano durante le verifiche tecniche. La società Mondello Immobiliare Italo Belga ha infatti puntato il dito contro il deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana, sottolineando come la sua permanenza in auto di servizio con la scorta, a motore acceso per oltre tre ore proprio davanti alla struttura, sia in netto contrasto con le ragioni di sicurezza avanzate dal parlamentare. Dalla società arrivano interrogativi stringenti sull’opportunità di sostare in un luogo definito dallo stesso deputato a rischio, esponendo al contempo gli agenti della tutela, e si chiede di fare chiarezza su come il parlamentare fosse a conoscenza dei tempi esatti dei controlli istituzionali.

La nota della società

«Le registrazioni del sistema di videosorveglianza documentano che dalle ore 10 circa fino a oltre le 13 l’onorevole La Vardera è rimasto davanti allo Stabilimento, proprio mentre erano in corso le operazioni, con l’autovettura di servizio, la scorta e il motore costantemente acceso – scrive la società – . Quasi tre ore. Come faceva a conoscere luogo, tempi e circostanze degli accertamenti? Ne era a conoscenza preventivamente? Quando lo ha saputo? Da chi? Attraverso quale canale?».

«C’è un ulteriore paradosso – continua nel comunicato stampa l’Italo Belga -. È lo stesso onorevole La Vardera ad avere pubblicamente ricondotto la misura di tutela che gli è stata assegnata alle minacce ricevute nell’ambito della vicenda Italo Belga. Non spetta certamente alla Società mettere in discussione una misura disposta dallo Stato. Ma se è lo stesso La Vardera a sostenere che quel contesto determina un rischio tale da richiedere una scorta, come si concilia tale rischio con la scelta di permanere volontariamente per oltre tre ore proprio davanti allo Stabilimento?».

La Vardera non ci sta

La replica del fondatore di Controcorrente non si è fatta attendere. Attraverso una diretta sui propri canali social, La Vardera ha rigettato con forza le argomentazioni della società concessionaria, definendo la nota diffusa un atto che sa di beffa e di minaccia velata. Il parlamentare ha rivendicato con fermezza la propria libertà di movimento nella borgata marinara, assicurando che continuerà a recarsi a Mondello ogni volta che lo riterrà opportuno e senza farsi intimidire.

«Dopo avere lanciato l’allarme di un possibile sversamento in mare di feci, supportato da analisi di laboratorio, la Italo-belga dirama una nota che sa di beffa e di minaccia velata – dice il deputato. Non mi fare paura, io verró a Mondello quando voglio».

Nel suo intervento, il deputato è tornato ad attaccare duramente la gestione dello stabilimento, richiamando le vicende passate legate a parentele ed assunzioni contigue a famiglie mafiose:

«Va ricordato – aggiunge La Vardera – che voi davate lavoro al capomafia Bartolo Genova e non solo ai parenti dei boss. Doveste vergognarvi stare in silenzio e andare via. A settembre la verità verrà fuori».

Il nodo di questa nuova controversia resta legato alla natura dell’acqua che fuoriesce da un tubo situato sotto l’antico stabilimento. La Vardera, affiancato dai consiglieri comunali Giulia Argiroffi e Ugo Forello e sollecitato dalla segnalazione del figlio di un noto giornalista, aveva promosso un campionamento indipendente. Gli esiti di tale laboratorio privato avevano evidenziato una concentrazione di Escherichia coli pari a 1.000 UFC/100ml, valore indicativo di una contaminazione di matrice fecale, spingendo gli esponenti politici a ipotizzare una condotta abusiva e a chiedere misure immediate a tutela della balneazione.

Di parere diametralmente opposto la Italo Belga, che ha contestato sia la metodologia del prelievo, sostenendo che sia stato eseguito direttamente in acqua di mare con recipienti non sterili e in un’area abitualmente popolata da gabbiani, sia la ricostruzione dei fatti. Secondo l’impresa privata, i primi riscontri pratici effettuati sul posto dimostrerebbero che dalla condotta sotto accusa fluisce esclusivamente l’acqua utilizzata per l’irrigazione delle piante del terrazzo, mentre tutti gli scarichi dei locali cucina e dei servizi sono regolarmente allacciati alla rete idrica e non finiscono in mare.

In attesa delle analisi ufficiali affidate all’Arpa e agli organi preposti, il clima attorno alla spiaggia palermitana rimane infuocato.

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