Un elenco dettagliato di nomi, attività commerciali e cifre da riscuotere. È il documento che gli investigatori ritengono possa rappresentare la mappa delle estorsioni a Palermo, scoperto durante una perquisizione eseguita dai carabinieri all’interno del carcere di Trani.
Nella cella del boss Salvatore Verga, oltre a due telefoni cellulari detenuti illegalmente, i militari hanno rinvenuto un appunto scritto a mano che contiene l’elenco degli esercizi commerciali finiti nel mirino del racket e della banda del Kalashnikov. Un vero e proprio “libro mastro” del pizzo, con riferimenti che ora vengono incrociati con le recenti intimidazioni registrate tra i quartieri Zen, Marinella, Sferracavallo e Tommaso Natale.

L’ipotesi investigativa è che il documento servisse a pianificare una campagna estorsiva capillare. Gli uomini incaricati della riscossione avrebbero dovuto contattare commercianti e imprenditori per avanzare richieste di denaro e, successivamente, passare all’incasso. Gli accertamenti della Procura puntano adesso a verificare quali delle attività indicate abbiano già subito pressioni o abbiano versato somme di denaro al racket.
L’inchiesta si inserisce nel quadro delle indagini che hanno portato al recente blitz dei carabinieri contro il mandamento mafioso della zona. Alcuni imprenditori potrebbero aver continuato a pagare il pizzo anche dopo gli arresti degli ultimi anni, convinti che la presenza dello Stato avesse interrotto il sistema estorsivo. Le risultanze investigative sembrano invece indicare che la macchina delle richieste di denaro fosse ancora attiva.
Tra gli episodi contestati figura anche il tentato attentato ai danni della pizzeria “Ulisse” di Tommaso Natale. Nella notte del 7 maggio scorso un uomo avrebbe lasciato davanti all’ingresso del locale una bottiglia contenente benzina. Le immagini di videosorveglianza hanno immortalato il presunto responsabile che, prima di allontanarsi, avrebbe compiuto un gesto di sfida verso le telecamere.
Le indagini dei carabinieri hanno consentito di identificare il sospettato in Massimiliano Pirrotta, tra le persone raggiunte dal recente provvedimento cautelare. Determinanti sarebbero stati alcuni dettagli emersi dall’analisi dei filmati, tra cui l’abbigliamento e la particolare andatura dell’uomo, elementi già riscontrati in altre registrazioni.
A rafforzare il quadro investigativo c’è anche la denuncia di un commerciante che ha raccontato agli investigatori di essere stato avvicinato e invitato a contribuire economicamente. L’uomo avrebbe ricevuto un chiaro messaggio intimidatorio, accompagnato dal riferimento a persone ritenute vicine agli ambienti mafiosi della zona.
Gli investigatori stanno adesso approfondendo il contenuto dell’elenco sequestrato in carcere per individuare eventuali ulteriori vittime del racket e ricostruire la catena di comando dietro le richieste estorsive, le minacce e gli attentati incendiari.
La Procura punta anche sulle denunce degli imprenditori. Alcuni hanno già deciso di collaborare con gli inquirenti, altri potrebbero farlo nelle prossime settimane. Proprio dalle loro testimonianze potrebbe arrivare la conferma definitiva sull’effettiva portata del sistema estorsivo che continuava a operare nonostante arresti e operazioni antimafia.


