La Corte di Cassazione riapre il caso delle presunte mazzette all’obitorio del Policlinico di Palermo. I giudici della sesta sezione hanno infatti annullato con rinvio il provvedimento con cui, il 15 dicembre scorso, il gip Carmen Sallusti aveva disposto gli arresti domiciliari per Marcello Gargano, 64 anni, dipendente del Policlinico, accusato di far parte di un presunto sistema di corruzione e concussione legato al rilascio delle salme.
La vicenda era esplosa alla fine del 2025, quando la Procura di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, aveva chiesto misure cautelari per 15 persone tra operatori della camera mortuaria, titolari di agenzie funebri e loro collaboratori. Secondo l’accusa, alcune imprese funebri avrebbero pagato somme di denaro, tra i 50 e i 100 euro, per accelerare le pratiche burocratiche e ottenere più velocemente la consegna delle salme dei pazienti deceduti al Policlinico o sottoposti ad autopsia. Gli episodi contestati sarebbero almeno 49.
L’inchiesta si basava su intercettazioni telefoniche e immagini registrate dalle telecamere installate dagli investigatori. In una delle conversazioni finite agli atti, gli indagati parlavano della spartizione del denaro ricevuto. In un altro episodio, ripreso dalle telecamere, un dipendente di un’agenzia funebre avrebbe consegnato 200 euro a Marcello Gargano all’interno dell’ospedale.
Adesso però la Cassazione ha deciso di annullare il provvedimento cautelare e rimandare gli atti a un’altra sezione del Tribunale del Riesame di Palermo, che dovrà rivalutare l’intera posizione dell’indagato. Le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate, ma la decisione potrebbe avere effetti importanti sull’intera inchiesta.
Nel ricorso presentato dall’avvocato Giovanni Castronovo, difensore di Gargano, sono stati sollevati diversi punti contestati dalla difesa. Da una parte questioni procedurali, come il mancato invio nei tempi previsti di alcuni atti al Tribunale del Riesame; dall’altra dubbi sulla reale esistenza di esigenze cautelari, considerando che i fatti contestati risalgono ai primi mesi del 2024.
La difesa mette inoltre in discussione la stessa ricostruzione accusatoria. Secondo il legale, non si sarebbe trattato di tangenti per favorire il rilascio delle salme, ma di semplici compensi o “regalie” dati dagli imprenditori funebri ai dipendenti dell’obitorio per attività aggiuntive, come il supporto nella vestizione delle salme. Un lavoro che, secondo questa versione, non rientrava formalmente nelle mansioni degli operatori ospedalieri ma che veniva svolto per sopperire alla mancanza della figura del necroforo all’interno del Policlinico.
Sempre secondo la difesa, l’accesso ai locali sotterranei dell’obitorio era consentito soltanto al personale autorizzato del Policlinico e questo avrebbe costretto gli operatori interni a svolgere attività ulteriori rispetto ai propri compiti ordinari.
Il deposito delle motivazioni della Cassazione sarà adesso decisivo per capire se il provvedimento è stato annullato per questioni tecniche o se i giudici abbiano realmente rilevato debolezze nell’impianto accusatorio. In quest’ultimo caso, la decisione potrebbe avere ripercussioni anche sulle posizioni degli altri indagati coinvolti nell’inchiesta.

