sabato, 18 Aprile 2026
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Da ció che emerge, i sensori della gru erano stati disabilitati

Tragedia di via Marturano, gli addii e l’indagine sui sensori disabilitati

Nessun rito funebre in città per Najahi Jaleleddine, l’operaio di 41 anni morto la scorsa settimana nel tragico crollo della gru in via Marturano. La famiglia ha deciso di riportare la salma in Tunisia, suo Paese d’origine, dove si svolgeranno le esequie. A comunicarlo è stato l’avvocato Maurizio Cicero, che assiste i familiari del lavoratore nordafricano. Una scelta condivisa dalla moglie, Laura Vanity Troisi, e dai parenti, che hanno preferito dare l’ultimo saluto lontano dall’Italia.

Si sono svolti invece in città i funerali dell’altro operaio rimasto vittima dell’incidente, il rumeno Daniluc Tiberi. La cerimonia, secondo il rito ortodosso, è stata celebrata nella chiesa di San Vito dal sacerdote Martian Costantin, alla presenza dei familiari e di numerosi membri della comunità rumena. Tiberi viveva in Italia da circa quattro anni e lascia quattro figli, di età compresa tra i 20 e i 14 anni.

«Ringraziamo la comunità palermitana – hanno dichiarato alcuni amici dell’operaio – per essersi stretta attorno a noi e alla famiglia. Tutti condividiamo il dolore che la moglie e i figli dovranno portare per tutta la vita. Era una persona profondamente legata alla fede cristiana, il suo cuore era devoto».

Le indagini

Intanto proseguono le indagini per chiarire le cause del crollo costato la vita ai due operai, precipitati da un’altezza di circa 30 metri mentre lavoravano al decimo piano di un edificio. Secondo i primi accertamenti, i sensori di sicurezza della gru non sarebbero stati attivi.

I sistemi sono stati trovati nella consolle del manovratore, dove non dovrebbero stare se non insieme a un sistema di attivazione particolare. Si tratta di dispositivi la cui chiave non dovrebbe essere nemmeno in possesso degli operai.

Gli investigatori dovranno ora stabilire su chi ricadano le responsabilità. Tra le ipotesi principali, proprio la manomissione dei sensori avrebbe consentito di estendere il braccio della gru fino al limite massimo, contribuendo al cedimento. Anche la posizione del camion, troppo distante dal punto di lavoro, e l’estensione completa del braccio avrebbero generato una pressione eccessiva, risultata fatale per la stabilità della macchina.

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