Siamo abituati a vedere il giornalista Pino Maniaci in prima linea contro le irregolarità, contro le storture del sistema politico, contro la mafia e le ingiustizie. Questa volta, invece, le parti si sono invertite e da accusatore senza peli sulla lingua, il cronista di TeleJato è diventato accusato.
Al centro del dibattere c’è la “Villa della Legalità” di Borgetto, un bene confiscato alla mafia, situato in contrada Annunziata, la cui gestione affidata a Maniaci è ora oggetto di un procedimento amministrativo.
Il Comune palermitano, guidato dal sindaco Roberto Davì, ha infatti avviato ufficialmente la revoca dell’assegnazione della struttura all’associazione Telejato. Una decisione maturata dopo mesi di verifiche e fondata su contestazioni a quanto sembra rilevanti: irregolarità amministrative, una gestione ritenuta opaca e presunte violazioni delle finalità sociali per cui il bene era stato affidato.
La villa era stata assegnata all’associazione nel 2023 rappresentata formalmente da Letizia Maniaci, figlia di Pino. Il progetto presentato appariva ambizioso, con la creazione di una scuola di giornalismo, di un centro di documentazione sul fenomeno mafioso e di un presidio culturale e civile in grado di trasformare un simbolo di illegalità in un laboratorio di impegno e conoscenza.
L’inaugurazione, avvenuta il 30 aprile 2025 alla presenza delle istituzioni, aveva rafforzato questa narrazione, consacrando la Villa della Legalità come esempio virtuoso di riutilizzo sociale. Tuttavia, a meno di un anno di distanza, quello stesso progetto è finito al centro di un acceso dibattito pubblico e di un procedimento che potrebbe portare alla revoca definitiva dell’affidamento.
A far emergere le criticità è stata l’inchiesta del giornalista – direttore di Partinico Live e figlio di un consigliere comunale di Forza Italia – Daniele Viola, che ha ricostruito un quadro complesso e per molti versi contraddittorio. Secondo quanto documentato, la struttura nata per rappresentare la “frontiera del giornalismo contro i boss” si troverebbe oggi a dover fare i conti proprio con contestazioni legate al rispetto delle regole e della legalità.
Particolarmente delicato è il tema delle attività formative. Il progetto originario prevedeva percorsi strutturati e riconosciuti, ma secondo quanto ricostruito da Viola, tali iniziative non sarebbero mai state attivate nei termini previsti. Al loro posto si sarebbe sviluppato un sistema basato su collaborazioni informali, prive di riconoscimenti ufficiali e senza adeguate tutele per i giovani coinvolti.
L’inchiesta mette in luce anche la gestione degli aspiranti giornalisti, con il reclutamento di ragazzi provenienti da diverse parti d’Italia attraverso i social network. A questi, a quanto pare, veniva proposta un’esperienza formativa all’interno della struttura, che tuttavia sarebbe risultata priva di validità legale. Né l’Università degli Studi di Palermo né l’Ordine dei Giornalisti avrebbero infatti riconosciuto convenzioni o piani formativi legati al progetto.
Una scuola di giornalismo, quindi, rimasta sulla carta, mentre nella pratica i partecipanti sarebbero stati impiegati in attività redazionali a pieno ritmo, senza retribuzione, coperture assicurative o garanzie previdenziali.
L’intervista a Pino Maniaci
Pino Maniaci, sentito al telefono dalla nostra redazione, si difende, definendo la vicenda una polemica mediatica e relegando il tutto in un ritardo nella lettura di una PEC non vista in tempo perché ricevuta in concomitanza della nascita di un nipotino.
«È una vicenda che sta diventando una specie di barzelletta – dice il giornalista alla redazione del Quotidiano di Palermo – . Il comune di Borgetto ci ha chiesto una serie di documenti tramite PEC proprio nel periodo in cui mia figlia ha partorito. Non avendo risposto a questa PEC – continua Maniaci – il comune di Borgetto ci ha invitati a presentare i documenti altrimenti ci avrebbe revocato il bene. A breve invieremo i documenti e quindi tutto si chiude qui».
“Nessun rischio di revoca”
Maniaci respinge con decisione l’ipotesi che Telejato possa perdere l’immobile, parlando di una narrazione distorta diffusa ad arte da alcune persone.
«Telejato non rischia di consegnare il bene al comune di Borgetto perché i documenti richiesti li abbiamo tutti. Non esiste questa notizia. È una notizia falsa, sbagliata, divulgata da alcuni ragazzini. Cerchiamo di essere seri. La colpa è nostra – ammette Maniaci – che non abbiamo visto un’email. Punto. La lettera di revoca c’è, la nostra mancanza è quella di non averla vista».
Le accuse e le possibili azioni legali di Pino Maniaci
Nel corso dell’intervista, Maniaci ha denunciato quello che definisce un accanimento mediatico ai danni dell’emittente, annunciando iniziative legali nei confronti di chi avrebbe diffuso informazioni ritenute false o lesive della reputazione della redazione.
«Questo accanimento – racconta il cronista antimafia – è stato denunciato. Questi signorini che stanno buttando fango sulla televisione, su Telejato e su tutto il resto, sono stati già portati all’attenzione dalla Procura della Repubblica, addirittura anche per stalking, non solo per diffamazione. Noi – conclude Pino Maniaci – parliamo attraverso le carte. Risponderanno i nostri avvocati a chi ha infangato il buon nome di Telejato».
Ció che viene contestato dal Comune di Borgetto a Pino Maniaci
In sostanza, il Comune dice che:
Non sono stati rispettati gli obblighi previsti dalla convenzione firmata. L’associazione avrebbe dovuto svolgere attività formative (una scuola di giornalismo), ma secondo quanto emerge non lo avrebbe fatto correttamente.
Gli stagisti non avrebbero ricevuto una vera formazione. Invece di seguire corsi e avere tutor esperti, sarebbero stati lasciati lavorare da soli, senza insegnamento teorico, e in alcuni casi impiegati anche in attività non attinenti, come pulizie o giardinaggio.
Ci sarebbero problemi gravi sul piano lavorativo: alcuni stagisti sarebbero stati usati come lavoratori senza contratto, senza stipendio, senza contributi e senza assicurazione.
Sarebbero state violate anche le norme sulla sicurezza sul lavoro e sull’obbligo di assicurazione.
Il Comune contesta anche che nell’immobile opererebbero soggetti diversi da quelli autorizzati (come l’associazione culturale Marconi), cosa vietata dalla convenzione.
Non sarebbero stati inviati i documenti e le relazioni periodiche richieste al Comune.
Ci sarebbero inoltre inadempienze nei pagamenti di tributi locali (come l’IMU).
Per tutti questi motivi, il Comune contesta formalmente queste irregolarità e dà 15 giorni di tempo per rispondere. Se le spiegazioni non saranno ritenute valide, procederà a revocare gli immobili assegnati.




