Rischio disastro ambientale a Lampedusa dove una nave russa si trova attualmente alla deriva nel Canale di Sicilia. L’imbarcazione, la Arctic Metagaz, è rimasta senza controllo dopo una serie di esplosioni avvenute tra il 3 e il 4 marzo nelle acque tra la Libia e Malta.
La nave è lunga circa 277 metri e con a bordo oltre 61.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL). In seguito all’incidente, l’intero equipaggio di 30 persone è stato evacuato e messo in salvo grazie all’intervento delle autorità maltesi. Da quel momento la nave è rimasta priva di equipaggio. Lentamente venti e correnti marine la trascinano, con una traiettoria che nelle ultime ore l’ha avvicinata all’area tra Lampedusa e Malta.
Oltre al GNL nei serbatoi la nave trasporterebbe anche circa 900 tonnellate di gasolio. L’unità era salpata dal porto russo di Murmansk il 24 febbraio e con ogni probabilità era diretta verso il Canale di Suez. Le cause delle esplosioni non sono ancora state chiarite. Tra le ipotesi prese in considerazione ci sono un guasto tecnico a bordo oppure un possibile attacco esterno, anche con droni o imbarcazioni senza equipaggio. Al momento, tuttavia, nessuna di queste ricostruzioni è stata confermata ufficialmente.
Il sistema di tracciamento AIS della nave ha smesso di trasmettere quando l’imbarcazione si trovava a circa 30 miglia nautiche dalla costa nord-orientale di Malta. Nonostante ciò, la situazione viene seguita con attenzione dalle autorità marittime dell’area.
Il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, ha dichiarato che la nave si trova in acque internazionali a circa 26 miglia a est di Linosa e che, a causa dei venti, tende lentamente a spostarsi verso Malta. La Marina Militare italiana sta controllando costantemente la situazione con navi presenti sul posto, affiancate da rimorchiatori e mezzi antinquinamento pronti a intervenire nel caso in cui l’emergenza dovesse aggravarsi. Secondo le autorità locali, al momento non ci sono segnali di un peggioramento immediato, ma la situazione resta delicata.
Dal canto suo, il governo russo ha definito l’accaduto un episodio di terrorismo internazionale e di pirateria marittima, accusando l’Ucraina di essere responsabile di un presunto attacco partito dalla costa libica. Mosca ha inoltre sottolineato che il salvataggio dell’equipaggio è stato possibile grazie a operazioni coordinate tra i servizi russi e le autorità maltesi.
La Tass sottolinea che l’incidente costituisce una grave violazione del diritto marittimo internazionale e richiede attenzione da parte della comunità internazionale. Nel frattempo, le autorità marittime di Malta hanno diffuso un avviso alla navigazione, invitando tutte le navi a mantenere una distanza minima di cinque miglia dalla metaniera. L’imbarcazione, infatti, non espone segnali visivi che indichino chiaramente il suo stato di emergenza.
La presenza di grandi quantità di gas naturale liquefatto e carburante rende la situazione potenzialmente rischiosa anche dal punto di vista ambientale. Un eventuale incendio o una perdita di carburante potrebbe avere conseguenze rilevanti per l’ecosistema del Mediterraneo centrale.
La Arctic Metagaz viene inoltre indicata come parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, un insieme di navi utilizzate per trasportare energia aggirando le sanzioni occidentali. Queste imbarcazioni sono spesso caratterizzate da proprietà poco trasparenti, assicurazioni non sempre chiare e standard di manutenzione oggetto di critiche.
Per questo motivo Italia, Malta e le autorità marittime internazionali continuano a seguire con attenzione l’evoluzione della vicenda. Oltre al rischio ambientale, infatti, la presenza di una nave carica di combustibile alla deriva rappresenta anche un potenziale pericolo per una delle rotte marittime più trafficate del Mediterraneo.




