venerdì, 27 Febbraio 2026
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Il Gip di Caltanissetta condanna il presunto referente del clan Santapaola: altre sette pene e due assoluzioni

Mafia ad Agira, 18 anni e 8 mesi a Giovanni Scaminaci nel processo “Cerere”

Diciotto anni e otto mesi di reclusione per Giovanni Scaminaci. Il Gip di Caltanissetta, Santi Bologna, ha condannato l’imputato al termine del giudizio abbreviato nato dall’operazione “Cerere”, riconoscendone la responsabilità e applicando la continuazione con una precedente sentenza. Disposte anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, tre anni di libertà vigilata e la revoca dei benefici assistenziali.

Nel processo il giudice ha pronunciato altre sette condanne. Ha condannato Antonio Scaminaci a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni, escludendo l’aggravante mafiosa e assolvendo l’imputato per uno dei capi di imputazione. Luigi Campagna ha ricevuto 4 anni e 8 mesi, Vincenzo D’Agostino 3 anni, Nello Galati Sardo 6 anni, 2 mesi e 20 giorni, Michele Antonino Grasso 4 anni e 8 mesi, Alessio Russo Papo 5 anni e Gaetano Salimeni 3 anni e 4 mesi. Assolti Giuseppe Grasso e Mario Tuttobene.

Secondo la Dda, rappresentata in aula dal pm Roberto Condorelli, Scaminaci sarebbe stato il referente locale del clan catanese Santapaola, con il compito di riaffermare l’autorità mafiosa sul territorio dopo avere scontato otto anni di carcere per una precedente condanna nel processo “Green Line”. Per l’accusa, il suo ritorno si sarebbe tradotto in pressioni e richieste estorsive soprattutto nel settore agricolo.

L’indagine, condotta dalla Squadra mobile di Enna e denominata “Cerere”, contesta tra gli episodi la richiesta di cinque metri cubi di calcestruzzo a un’impresa impegnata nei lavori sulla strada comunale Pietralonga-Spinapulici e la cessione di 14 ettari di terreno in contrada Ponte Mangiagrilli per il pascolo, fatti ritenuti parte di una strategia di controllo del territorio.

La difesa, affidata all’avvocato Sinuhe Curcuraci, ha sostenuto che l’imputato si fosse progressivamente allontanato da Cosa Nostra dopo la detenzione e che negli ultimi anni non vi fossero contatti con ambienti mafiosi. La vicenda giudiziaria proseguirà ora in Appello.

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