La Sicilia è la regione italiana in cui prevale maggiormente l’ottimismo dal punto di vista imprenditoriale nel 2026. Lo dicono i dati dell’indagine realizzata dall’Area Studi e Ricerche della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna) su un campione rappresentativo del tessuto produttivo, secondo i quali la nostra Isola primeggia con il 22,5%.
Oltre la Sicilia, buone prospettive riguardano anche Abruzzo, Marche e Puglia, le cui previsioni si attestano ancora sopra il 22% e in generale il Mezzogiorno soprattutto grazie ai servizi legati al turismo. Come riporta il comunicato del Cna, è questo settore che secondo i dati Istat ha permesso al Meridione d’Ialia nel biennio 2022-2023 di raggiungere un tasso di crescita medio del Pil del +3,7% di molto superiore rispetto a quello registrato in altre ripartizioni geografiche.
Sotto la media, per quanto riguarda ancora le previsioni in positivo, troviamo Piemonte (10,7%), Liguria (11,4%), Emilia-Romagna (13,5%) e Umbria (13,6%).
Più incertezza al Nord
Le aree del Nord le ritroviamo là dov’è appunto diffuso lo stato di più forte incertezza determinata dalle tensioni geopolitiche e commerciali: Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte (zona d’incertezza pari rispettivamente al 58,5%, 58,9%, 60,1% e 66,1%), regioni che sono maggiormente vocate all’export e nelle quali è radicata la manifattura.
In Abruzzo soltanto il 14,3% prevede il peggioramento dei risultati aziendali, seguita dalla Puglia con il 20,9% mentre il pessimismo è maggiormente diffuso in Liguria (quasi il 32%), Umbria (29,5%), Toscana e Marche con oltre il 28%.
Nella media nazionale le previsioni migliori si fermano nell’anno in corso al 15,5%, mentre l’incertezza è molto più estesa e raggiunge una media del 58% anche se è ancora più alta in Piemonte (66%), Abruzzo (63%) e Lombardia (60%).


