venerdì, 16 Gennaio 2026
Il Quotidiano di Palermo - Testata telematica registrata al Tribunale di Palermo n.7/2025 Direttore responsabile: Michele Sardo

Mentre la pressione idrica cala, cresce la morsa della malavita sui residenti. Il grido d’aiuto dei nuovi cittadini: «Paghiamo dieci euro a testa al mese per avere l’acqua, vogliamo solo la legalità».

Lo ZEN e la tassa del “rubinetto”: il pizzo sull’acqua che lo Stato vede solo adesso

Allo ZEN (Zona Espansiva Nord) l’acqua non è un diritto garantito da un contratto, ma una concessione che si paga in contanti a emissari senza volto. È l’ennesimo paradosso di un quartiere dove lo Stato arriva spesso in ritardo, lasciando vuoti che l’antistato riempie con precisione chirurgica.

A volte basta fermarsi e parlare con le persone per scoprire che ogni mese, tra i padiglioni di cemento, passano dei “tizi”. Cambiano i volti, ma non la richiesta: dieci euro a persona per ogni appartamento. Una tassa fissa, un vero e proprio pizzo sull’acqua corrente che residenti e, soprattutto, immigrati sono costretti a versare per non restare a secco. «Delle volte passano anche due volte al mese», racconta un residente che preferisce restare anonimo per paura di ritorsioni. «Siamo costretti a pagare perché il “sistema” qui impone questo. Se vuoi l’acqua, devi pagare loro».

Paradossalmente, per l’energia elettrica il problema non sussiste: i contatori ci sono, i contratti sono regolari. «Temiamo solo che ci rubino la luce», spiegano. Ma per il servizio idrico la gestione sembra essere scivolata in un cono d’ombra alimentato, secondo chi vive nel quartiere, dall’indifferenza decennale dell’AMAP e dell’amministrazione pubblica.

Oggi la tensione è palpabile. La pressione dell’acqua è ai minimi termini, un segnale che molti interpretano come l’inizio di una guerra silenziosa tra lo Stato, che tenta di riprendersi il territorio, e la malavita organizzata. In mezzo ci sono i residenti, molti dei quali extracomunitari, che temono di diventare il “danno collaterale” di questo scontro. «Vogliamo solo un contatore», spiegano. «Vogliamo pagare il giusto allo Stato per non avere più a che fare con queste persone. Vogliamo essere trasparenti, ma ci sentiamo soli».

A rendere il quadro ancora più complesso è il paradosso sociale legato agli aumenti tariffari e alla loro retroattività. A partire da dicembre 2025, con effetti visibili nelle bollette di gennaio 2026, l’AMAP ha applicato un aumento medio del 7,2 per cento sulle tariffe idriche. La criticità maggiore risiede però nella retroattività di questi rincari, applicati a partire da gennaio 2024, che costringono gli utenti a pagare arretrati per consumi già effettuati negli ultimi due anni.

Il caso dello ZEN evidenzia inoltre un vero e proprio “buco” economico che produce effetti a catena sull’intera città. Secondo dati emersi a gennaio 2026, allo ZEN 2 l’AMAP registra un ammanco di circa cinque milioni di euro l’anno a causa dell’acqua erogata e mai pagata. Nel quartiere vengono immessi circa un milione e mezzo di metri cubi d’acqua all’anno senza contatori né pagamenti regolari, alimentando un sistema di illegalità diffusa. Questo squilibrio finanziario, sommato alle perdite idriche strutturali che in Sicilia superano il 52 per cento, finisce inevitabilmente per ricadere sulle tariffe pagate dai cittadini che vivono nella legalità.

Sul tema è intervenuto anche il Giornale di Sicilia, titolando: Il caso dell’acqua allo Zen, Di Gangi: sulla posa della rete nessun accordo tra Iacp e Amap. «Facciamo chiarezza. È AMAP a non fornire acqua potabilizzata allo ZEN 2, se vogliamo dire le cose come stanno davvero. Un’azienda pubblica e un’amministrazione comunale dovrebbero lavorare per ricomporre le fratture sociali, non per esasperarle. Non è compito dei residenti portare la rete per l’installazione dei contatori dell’acqua. Sulla loro posa, IACP e AMAP non hanno mai raggiunto un accordo», ha dichiarato la consigliera comunale del Pd a Palermo, Mariangela Di Gangi.

Ancora una volta, dunque, l’indigenza amministrativa ricade su chi non ha responsabilità. Nel dibattito cittadino torna a farsi strada l’ipotesi di una class action o di un’azione risarcitoria. Diverse figure politiche e associazioni dei consumatori hanno definito “inaccettabile” l’addebito degli arretrati in un’unica soluzione o attraverso rateizzazioni che prevedono comunque interessi. In un contesto di estrema precarietà lavorativa, il rincaro di un bene primario come l’acqua, dono dal cielo, viene percepito non solo come un onere economico, ma come una profonda ingiustizia sociale verso chi rispetta le regole.

La testimonianza raccolta svela anche i retroscena dell’accesso agli alloggi. Per molti, l’arrivo allo ZEN è stato segnato da un’estorsione iniziale: pagare somme in nero ai vecchi occupanti per poter entrare in casa. Un’illegalità che si intreccia con la burocrazia. «Per avere la residenza sono dovuto andare allo IACP, dove mi hanno obbligato a pagare gli arretrati del vecchio occupante». Un paradosso in cui chi cerca la legalità deve farsi carico delle colpe di chi l’ha calpestata prima di lui.

Si tratta, tuttavia, di una questione vecchia quanto lo stesso IACP, come dimostrano cronache giornalistiche ultradecennali tuttora rintracciabili online. Solo nel 2025, dopo l’esasperata deriva sociale dello ZEN, si è iniziato a pensare di fare ciò che andava fatto in origine: arginare il mercato illegale degli alloggi popolari attraverso un accordo tardivo tra Comune e IACP. Il piano prevede l’incrocio dei dati degli archivi per rendere i controlli più efficaci. Ma, nonostante il “meglio tardi che mai”, il timore resta: in una Palermo spesso abbandonata a sé stessa, i cittadini continueranno a essere vittime sacrificali o riceveranno finalmente una vera tutela?

La vita allo ZEN, per chi non vuole piegarsi, è una corsa contro il tempo e contro la paura. «Torniamo a casa velocemente, senza fermarci troppo. Ci incontriamo con i nostri compaesani solo in chiesa o fuori dal quartiere. Qui, una volta chiusa la porta, siamo soli».

Eppure, nonostante tutto, emerge un forte senso di appartenenza. Molti di questi residenti hanno chiesto la cittadinanza italiana. «Ci sentiamo palermitani, amiamo questa città perché è bella. Speriamo che questa volta la polizia non se ne vada. Speriamo che portino via per sempre le persone cattive».

Il grido che si leva dallo ZEN è un appello alla normalità: quella di un rubinetto che eroga acqua legalmente e di una strada dove camminare senza voltarsi indietro. È un grido che riguarda tutta la città metropolitana di Palermo. Resta ora da capire se, in questo inizio di 2026, le istituzioni saranno pronte a rispondere con qualcosa di più di un intervento sporadico.

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