mercoledì, 4 Novembre 2026
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L'uomo, affetto da patologie psichiatriche, non è imputabile. La vittima è stata risarcita

Accoltellò una passante in via Libertà: assolto aggressore: “Incapace di intendere”

Non era in grado di comprendere la gravità delle sue azioni né di controllare i propri impulsi Massimo Gagliardo De Stefano quando, lo scorso 12 febbraio, si rese protagonista di un aggressione a colpi di lama nel centro di Palermo. È quanto ha stabilito il Giudice per l’udienza preliminare, Lorenzo Chiaramonte, che ha prosciolto l’imputato dall’accusa di tentato omicidio ai danni di Maria Luigia Anna Tricarico per totale incapacità di intendere e di volere.

Alla base della sentenza di assoluzione vi è la perizia specialistica richiesta dai legali del difeso, gli avvocati Francesco Tranchina e Maurilio Panci. L’accertamento medico-legale ha confermato il quadro patologico dell’uomo, affetto da gravi disturbi di natura psichiatrica. Nonostante l’assoluzione sul piano penale, per l’imputato – che durante il procedimento ha provveduto a risarcire integralmente i danni causati alla donna – si sono aperte le porte della tutela sanitaria: il Gup ha infatti applicato nei suoi confronti la misura di sicurezza del ricovero forzato per la durata di due anni all’interno di una residenza per le misure di sicurezza.

La ricostruzione dell’aggressione

L’episodio si era consumato in pochi istanti in via Libertà. La vittima era appena uscita da un salone di parruccheria e stava svoltando l’angolo verso via Raffaello Mondini quando venne sorpresa alle spalle. Gagliardo De Stefano, che in quel momento si trovava seduto all’interno di un bar poco distante, l’aveva notata attraversare la strada oltre le vetrate del locale. A quel punto si era alzato, l’aveva raggiunta e sferrato un violento colpo con una lama da cucina da 11 centimetri, perforandole un polmone e lesionandole una vertebra.

A permettere l’immediata identificazione dell’aggressore erano state le testimonianze di alcuni presenti, che avevano riconosciuto l’uomo, residente nel medesimo quartiere. All’arrivo degli agenti della Squadra Mobile presso la sua abitazione, l’indagato presentava ancora tracce di sangue sulle mani e ha fatto ritrovare l’arma impiegata per l’aggressione, rilasciando poi una piena confessione agli investigatori.

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