La Madonna del Rosario di Antoon Van Dyck deve restare nella sua casa. Lo chiede a gran voce un folto gruppo di cittadini ed esperti, che hanno deciso di unire le loro forze per sostenere la causa. Il dipinto, di proprietà del Fondo Edifici di Culto, è tornato nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria di Palermo dopo cento anni di assenza, lo scorso 23 dicembre, in occasione della riapertura dell’edificio di culto dopo la messa in sicurezza ed il restauro, finanziato quest’ultimo dal ministero delle Infrastrutture, che ha visto il recupero del pavimento in marmi mischi e del coro ligneo.
Un momento assai sentito dalla città che, di giorno in giorno, ha attratto, studiosi curiosi e turisti, desiderosi di ammirare il quadro ritornato nella sua sede originaria. Qui infatti fu custodito con amore e cura dalle suore di clausura dell’omonimo convento, fino al 28 novembre del 1922, quando “provvisoriamente” fu trasferito a palazzo Abatellis in deposito temporaneo.
Oggi, nonostante l’iter sia concluso, dopo il tanto atteso ritorno a casa, l’assessorato regionale ai Beni Culturali, in una nota a firma del dirigente generale del dipartimento, Mario La Rocca, richiede indietro il dipinto chiedendo che possa “essere collocato nella sua sede originaria di Santa Caterina in due periodi significativi sotto il profilo cultuale dal 24 dicembre al 26 gennaio e nel mese mariano, per consentire la fruizione da parte dei numerosi fedeli che visitano il celebre sito religioso”.
“Il complesso di Santa Caterina fa parte di un unicum inscindibile – spiega Marilena Volpes, ex direttore generale dell’assessorato ai Beni Culturali – ogni elemento che è al suo interno ha un valore e significato che, decontestualizzato, perde di significato. E’ importante pertanto che il quadro resti qui perché ha un valore insostituibile. All’epoca in cui ero sovrintendente, infatti, ho vincolato sia l’edificio che tutti i beni immobili di Santa Caterina perché ogni elemento al suo interno racconta la storia di Santa Caterina e delle suore. Ogni elemento che disperdiamo, mettiamo in un altro posto, fa perdere parte di storia di questo luogo. Le suore commissionarono il quadro proprio per la chiesa, con un preciso obiettivo: ogni mattina andavano pregavano davanti a quel quadro portando avanti la loro missione”.
Nella seduta del 31 maggio 2024, il Cda, organo supremo del Fec, tenuto conto che “il complesso di Santa Caterina d’Alessandria rientra tra i monumenti più visitati di Palermo, nonché dotato di adeguati sistemi di sicurezza”, ha perentoriamente deliberato “il rientro del dipinto della Madonna del Rosario di Van Dyck nella Chiesa originaria di S. Caterina D’Alessandria di Palermo”. Di tale Delibera è a conoscenza anche l’assessorato regionale ai Beni Culturali.
“L’opera è di proprietà della chiesa – spiega Monsignor Giuseppe Bucaro, rettore del complesso di Santa Caterina d’Alessandria – e deve ritornare alla sua sede originaria”. Bucaro fa riferimento oltre che alla delibera del Cda del Fec anche al fatto che l’opera è stata prelevata “provvisoriamente” nel 1922 per metterla in sicurezza, anche ad un dispositivo di legge, in base al quale “laddove sussistono le condizioni, le opere devono ritornare al loro luogo originario. Dove sta quindi il problema? Perché questo quadro non deve restare a casa sua?”, conclude Bucaro.


