La terra ha tremato ancora una volta nel Tirreno meridionale, risvegliando nei residenti della Sicilia settentrionale ricordi e apprensioni mai del tutto sopiti. Il fenomeno sismico avvertito a Palermo richiama da vicino quanto accaduto nel settembre del 2002. Come spiega il geologo Giuseppe Giunta sul Giornale di Sicilia di oggi, la dinamica attuale presenta profonde analogie con il passato. Entrambi gli eventi nascono dallo scontro tra la placca africana e quella europea. Tuttavia, l’evento recente ha registrato una profondità inferiore. Questa caratteristica ha reso la scossa percepibile con maggiore intensità dalla popolazione.
I rischi per l’edificato palermitano
I tremori non rappresentano un pericolo esclusivamente per la loro intensità intrinseca. La vera criticità risiede nella risposta del territorio e delle sue strutture urbanistiche. La presenza di molti edifici storici costruiti prima delle moderne norme antisismiche aumenta la vulnerabilità della città. Inoltre, la natura del terreno gioca un ruolo fondamentale nell’amplificazione delle onde. Le zone della città sorte su suoli più soffici registrano risentimenti decisamente più marcati rispetto a quelle edificate su roccia rigida.
L’incognita sulla sequenza sismica
Resta aperta la questione legata all’evoluzione dello sciame sismico nelle prossime ore. osa dobbiamo aspettarci, gli hanno chiesto. Giuseppe Giunta ha risposto dicendo: “Resta aperta la questione legata all’evoluzione dello sciame sismico nelle prossime ore. Sebbene la scossa di magnitudo 5.5 sia con ogni probabilità il picco dell’evento, la certezza matematica non esiste”. L’allerta maremoto diramata dalla Protezione civile trova riscontro nei precedenti storici della regione. L’attività di monitoraggio dell’Ingv prosegue senza sosta per valutare ogni possibile sviluppo della situazione.
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