giovedì, 19 Febbraio 2026
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Il Tribunale civile di Palermo riconosce i danni economici alla ong dopo il sequestro della nave a Lampedusa nel caso Rackete

Sea-Watch 3 di Carola Rackete, l’Italia dovrà risarcire: 76 mila euro per fermo 2019

A distanza di quasi sette anni dai fatti che accesero il dibattito nazionale sui soccorsi in mare, arriva una nuova decisione giudiziaria destinata a far discutere. Il Tribunale civile di Palermo ha stabilito che lo Stato dovrà versare oltre 76 mila euro alla ong Sea-Watch per i danni economici legati al fermo amministrativo della nave Sea-Watch 3, disposto a Lampedusa dopo gli eventi dell’estate 2019.

La pronuncia riguarda in particolare le spese sostenute dall’organizzazione tra ottobre e dicembre di quell’anno: costi portuali, oneri di agenzia, carburante necessario a mantenere l’unità in condizioni operative e parcelle legali debitamente documentate. Secondo il giudice, il provvedimento di trattenimento dell’imbarcazione ha generato un pregiudizio patrimoniale diretto per la ong, che ora dovrà essere compensato dall’amministrazione statale.

I porti chiusi del 2019

La vicenda si inserisce nel più ampio caso che vide protagonista la comandante Carola Rackete, diventato uno dei simboli della stagione dei cosiddetti porti chiusi. Il 12 giugno 2019 la Sea-Watch 3 intervenne nel Mediterraneo centrale per soccorrere decine di migranti. Per oltre due settimane la nave rimase in mare a seguito del divieto di ingresso nelle acque italiane disposto dal governo allora in carica, presieduto da Giuseppe Conte, con Matteo Salvini al Viminale.

Il 29 giugno la comandante decise di dirigersi comunque verso il porto di Lampedusa per consentire lo sbarco delle 42 persone ancora a bordo, sostenendo di agire in stato di necessità per ragioni umanitarie. Dopo l’ingresso in porto, Rackete venne arrestata e la nave sequestrata. Pochi giorni più tardi, però, il gip di Agrigento non convalidò il fermo, riconoscendo la prevalenza dell’obbligo di soccorso previsto dalle norme internazionali.

Da quegli avvenimenti sono scaturiti diversi procedimenti giudiziari, sia penali sia civili. Quest’ultimo, conclusosi con la sentenza del tribunale palermitano, ha riguardato esclusivamente il profilo economico del fermo amministrativo e le conseguenze finanziarie subite dall’organizzazione.

Lo sconcerto della premier Meloni

Alla decisione ha reagito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un video diffuso sui social ha ricordato gli episodi del 2019, sottolineando come la comandante fosse stata assolta e criticando la scelta dei giudici di condannare lo Stato al risarcimento. La premier ha parlato di una decisione che, a suo avviso, lascia “senza parole”, evidenziando che l’importo dovrà essere corrisposto con risorse pubbliche.

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