sabato, 7 Marzo 2026
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Indagine della Squadra Mobile su un presunto sistema di corruzione: ai domiciliari un faccendiere, un ortopedico dell’Asp e un imprenditore

Scandalo all’Asp di Palermo, invalidità pilotate e forniture truccate: tre arresti

Un presunto sistema di corruzione per pilotare il riconoscimento delle invalidità e orientare le forniture ortopediche a carico del servizio sanitario è al centro di un’inchiesta della Procura di Palermo che ha portato all’esecuzione di diverse misure cautelari nei confronti di pubblici ufficiali e imprenditori.

Ai domiciliari il noto ortopedico Leonardo Armando Gaziano, il faccendiere Giuseppe Nicoletti e l’imprenditore Massimiliano Contino, titolare di una ditta a Tommaso Natale. Obbligo di firma per altri due medici e l’amministratore di un’azienda. A Nicoletti durante le perquisizioni è stato trovato un milione e 200 mila euro in contanti nascosto in casa.

La Polizia di Stato, attraverso la sezione Anticorruzione della Squadra Mobile, ha eseguito un’ordinanza del gip che dispone gli arresti domiciliari per tre persone: un faccendiere ritenuto il perno del sistema, un ortopedico dell’Asp di Palermo e un imprenditore attivo nel settore delle forniture ortopediche. Per questi ultimi due è stata anche applicata la misura interdittiva dal lavoro per un anno.

Al centro dell’indagine la figura del facilitatore, formalmente un venditore porta a porta, che secondo gli investigatori avrebbe fatto da collegamento tra una rete di clienti e alcuni sanitari compiacenti. Nei giorni scorsi, durante una perquisizione disposta dalla Procura, nella sua disponibilità sono stati trovati oltre un milione e duecentomila euro in contanti, nascosti in mazzette all’interno di scatole, in un’altra abitazione e persino nell’automobile che utilizzava.

Le indagini, condotte tra il 2024 e il 2025 con intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, avrebbero fatto emergere un meccanismo consolidato finalizzato a ottenere il riconoscimento di benefici assistenziali attraverso certificazioni sanitarie ritenute false. Il faccendiere, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, conosceva bene le procedure amministrative e previdenziali e individuava le criticità delle pratiche di invalidità, che sarebbero state superate grazie all’intervento di medici disposti a redigere documentazione non veritiera.

Una volta istruite le pratiche, il presunto intermediario si sarebbe rivolto a un dirigente medico, al quale avrebbe corrisposto compensi illeciti per influenzare il giudizio degli organismi chiamati a valutare le richieste di invalidità dei suoi clienti.

Il provvedimento cautelare ha riguardato anche altri professionisti sanitari. Un fisiatra dell’Asp e una neuropsicologa sono stati raggiunti dall’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dal divieto di esercitare un pubblico ufficio o servizio per un anno. Analoga misura interdittiva è stata applicata a un imprenditore della provincia di Enna operante nel settore delle forniture ortopediche.

L’inchiesta ha inoltre documentato episodi corruttivi che coinvolgerebbero l’ortopedico dell’Asp, il quale – secondo l’accusa – avrebbe indirizzato i pazienti visitati verso due imprenditori per l’acquisto di dispositivi ortopedici a carico del Servizio sanitario regionale. In cambio avrebbe ricevuto compensi in denaro e anche forniture di crostacei di pregio.

Nel corso degli interrogatori preventivi il presunto faccendiere ha fornito elementi ritenuti collaborativi dagli inquirenti, indicando l’entità dei compensi versati ai professionisti e le somme che lui stesso avrebbe incassato dai clienti per ogni pratica, variabili tra i 1.500 e i 7.000 euro. Dichiarazioni collaborative sono state rese anche dal fisiatra e dalla neuropsicologa.

Diversa la posizione dell’ortopedico e degli imprenditori coinvolti, le cui dichiarazioni sono state giudicate contraddittorie e smentite dagli esiti delle intercettazioni e dei pedinamenti.

Il giudice per le indagini preliminari ha inoltre disposto il sequestro preventivo della somma di oltre un milione e duecentomila euro trovata nella disponibilità del facilitatore, ritenendo evidente la sproporzione tra il denaro posseduto e i redditi dichiarati dall’indagato. Il provvedimento ha così convalidato il sequestro d’urgenza già eseguito dagli investigatori della Squadra Mobile.

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