La voce di Sara si è spenta per sempre. Non ci sarà più il suono della sua risata, il calore del suo sorriso, la brezza marina che tanto amava. Al suo posto, solo un vuoto incolmabile, un’assenza che dilania, un’ingiustizia che urla vendetta. A raccontarlo con straziante dolore è la madre, Cetty Zaccaria, in un post su Facebook che è anche un grido di denuncia.
Sara Campanella, 21 anni, studentessa universitaria di Misilmeri iscritta al corso di Laboratorio Biomedico voleva specializzarsi in oncologia e poi in anatomia patologica. Sognava di fare ricerca, di contribuire alla lotta contro il cancro. Ma la sua vita è stata spezzata da Stefano Argentino, 27enne di Noto, che non ha accettato il suo “no”. Non erano mai stati insieme, non c’era una relazione da chiudere, solo un rifiuto non accettato. E per questo Sara è stata uccisa a Messina, in viale Gazzi con una coltellata alla gola.
“Non sapevamo che fosse perseguitata”, scrive la madre. Sara aveva deciso di gestire da sola quella situazione, senza immaginare il pericolo mortale che si celava dietro l’ossessione del suo assassino. Non voleva disturbi, voleva solo vivere, studiare, diventare medico. Ma il suo diritto di dire “no” le è stato negato nel modo più brutale.
Il dolore di una madre si trasforma così in un appello: “Bisogna sempre parlare per denunciare! Aiutatemi a dare voce a Sara”. Un monito che non deve restare inascoltato. Troppo spesso la violenza sulle donne inizia con una pressione, con un’ossessione, con il controllo soffocante di chi non accetta un rifiuto. Troppo spesso si pensa che si possa gestire da soli, che non sia nulla di grave. Troppo spesso è troppo tardi.
Il post di Cetty Zaccaria, mamma di Sara
“Sara non parla più, non ride più, è fredda. Non c’è più colore, non c’è più il nostro sole, non c’è più la brezza del mare che tu amavi tanto, non c’è più aria. C’è solo buio e abisso. E tu sei la mia cometa che, girando per l’universo, te ne vai”.
“Noi non sapevamo che fosse perseguitata – continua il post – lei pensava coraggiosa di gestire il suo NO!. Perché non era niente per lei, non stavano insieme, lei voleva solo che la lasciasse stare, voleva vivere e sognare e laurearsi. Voleva chiedere la tesi di laurea in oncologia, una ricerca sperimentale mi diceva, per poi specializzarsi e poi fare anatomia patologica per fare le autopsie. E invece adesso l’autopsia la faranno a te, amore della mia vita!!!
Bisogna SEMPRE parlare per denunciare!!!
Aiutatemi a dare voce a Sara”.