L’aula di Sala delle Lapidi ha offerto uno spettacolo desolante proprio nel giorno del rendiconto politico dell’amministrazione comunale. Doveva essere il momento della trasparenza e del bilancio dell’operato svolto finora, ma la seduta istituzionale dedicata all’illustrazione dello stato di attuazione delle linee programmatiche non è riuscita a prendere il via. Un segnale politico che secondo l’opposizione è devastante per la tenuta della giunta guidata dal primo cittadino di Palermo.
Tra i banchi della coalizione a sostegno della giunta regnava infatti un vuoto spinto. Con solo diciannove presenze certificate tra le file della compagine di governo, l’organo assembleare cittadino non ha raggiunto il quorum costitutivo previsto dai regolamenti, costringendo i lavori a una brusca e inevitabile sospensione prima ancora che potessero muovere i primi passi. La pesante defezione dei partiti di centrodestra assume il sapore di uno sgarbo istituzionale e di un chiaro messaggio di scontento interno, arrivato a stretto giro di posta rispetto alle recenti aperture del primo cittadino verso un secondo mandato alla guida del capoluogo siciliano.
Di fronte allo stallo dell’attività d’aula e al deserto registrato tra le fila di chi dovrebbe garantire la governabilità della città, le forze di minoranza hanno reagito compattandosi per condannare duramente l’accaduto. I rappresentanti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Oso – Controcorrente, Progetto Civico Italia, Gruppo Misto e il consigliere Franco Miceli hanno espresso la propria ferma posizione attraverso una nota congiunta:
«La risposta alla disponibilità di Lagalla a ricandidarsi è arrivata oggi dalla sua stessa maggioranza. Alla seduta convocata per la relazione sull’attuazione del programma si sono presentati soltanto 19 consiglieri di maggioranza e il Consiglio non ha potuto neppure aprirsi. Un appuntamento istituzionale e politico fondamentale, nel quale il sindaco avrebbe dovuto rendere conto alla città, è saltato perché i partiti che lo sostengono non hanno garantito i numeri necessari. Lagalla non ha più una maggioranza e non può continuare a governare Palermo come se nulla fosse. Sono stati quindi i suoi stessi consiglieri e le sue stesse consigliere a staccare la spina, lasciandolo solo davanti alla città. Ne prenda atto, si dimetta e restituisca la parola ai palermitani e alle palermitane».


