Urne aperte in tutta Italia per il referendum costituzionale sulla giustizia, una consultazione destinata a proseguire anche nella giornata di domani e che rappresenta uno dei passaggi più rilevanti previsti dall’ordinamento per le modifiche alla Carta fondamentale. I seggi resteranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15, orario in cui si chiuderanno le operazioni di voto per lasciare spazio allo scrutinio.
Si tratta di un referendum costituzionale confermativo, previsto dall’articolo 138 della Costituzione, uno strumento che non serve a proporre nuove leggi ma a sottoporre al giudizio dei cittadini una riforma già approvata dal Parlamento. In questo caso, gli elettori sono chiamati a decidere se confermare o respingere una modifica che incide su uno dei pilastri dello Stato: l’ordinamento della magistratura.
Il cuore della riforma riguarda infatti la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti, ovvero i giudici, e magistrati requirenti, cioè i pubblici ministeri. Attualmente entrambe le funzioni fanno parte dello stesso ordine e condividono lo stesso organo di autogoverno, ma il progetto di revisione costituzionale punta a introdurre una distinzione più marcata, con percorsi professionali autonomi e strutture di governo separate. L’intento dichiarato è rafforzare la differenza tra chi esercita l’azione penale e chi è chiamato a giudicare.
La riforma, proposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, prevede inoltre una revisione profonda degli organi di autogoverno. Al posto dell’attuale Consiglio superiore della magistratura, verrebbero istituiti due organismi distinti, ciascuno competente per una delle due carriere, con funzioni che spaziano dalle nomine ai trasferimenti fino alla gestione delle progressioni professionali. Cambierebbe anche il sistema di selezione dei componenti: accanto ai meccanismi tradizionali, verrebbe introdotto il sorteggio per una quota dei membri, con l’obiettivo di limitare l’influenza delle correnti interne.
Un altro elemento di rilievo è l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, un organismo autonomo chiamato a giudicare eventuali illeciti dei magistrati, sottraendo questa funzione agli organi di autogoverno così come oggi configurati.
La revisione costituzionale, promossa dal governo guidato da Giorgia Meloni, è stata approvata dal Parlamento ma non ha raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi richiesta per evitare il passaggio referendario. Proprio per questo la decisione finale è stata rimessa agli elettori.
Come si vota
Dal punto di vista pratico, il voto si presenta semplice: ogni elettore riceverà una scheda con un unico quesito e potrà esprimere la propria scelta tracciando un segno sul “Sì” oppure sul “No”. A differenza dei referendum abrogativi, non è previsto alcun quorum: il risultato sarà valido a prescindere dal numero dei votanti e sarà determinato esclusivamente dalla maggioranza dei voti espressi.

Cosa succede se vince il Sì
Il significato delle due opzioni è immediato. Se prevarrà il “Sì”, la legge costituzionale verrà confermata e, dopo la promulgazione, entrerà in vigore producendo effetti concreti sull’assetto della magistratura e sui suoi organi di governo.
Cosa succede se vince il No
Se invece a prevalere sarà il “No”, la riforma verrà respinta e resterà in vigore l’attuale impianto costituzionale, senza alcuna modifica.




