Trascorso poco più di qualche mese dagli arresti effettuati dai carabinieri, al culmine di una lunga indagine sul presunto “fortino della droga” (così definito dagli stessi inquirenti ndr) che sarebbe stato edificato nel quartiere Falsomiele, giungono oggi dal tribunale di Palermo rilevanti novità in merito alla sorte di alcuni degli indagati terminati in manette.
In particolare, lo scorso 8 settembre il dott. Filippo Serio, Gip di Palermo, aveva disposto la misura custodiale della carcerazione cautelare nei confronti, tra gli altri, di “u nanetto”, alias di Sergio Sangiorgio. Quest’ultimo, sulla scorta dell’ipotesi investigativa della Procura della Repubblica, avrebbe occupato un ruolo di primo piano nell’organizzazione dedita al commercio di sostanze stupefacenti.
In tale occasione, il giudice aveva desunto la sussistenza di esigenze cautelari attuali e concrete (nella specie, il rischio di reiterazione del reato), oltre che dalla copiosa informativa redatta dalle forze dell’ordine, soprattutto dall’instaurazione di un ulteriore e successivo procedimento penale a carico del Sangiorgio presso il tribunale di Marsala per gli stessi reati; circostanza che avrebbe testimoniato – argomenta il Gip – il perdurare del coinvolgimento criminoso dell’indagato.
Sennonché, nelle more, risulterebbe che i medesimi giudici del comune trapanese abbiano assolto u nanetto dagli illeciti ascrittigli. Dunque, facendo leva su tale avvenimento, i legali del detenuto (i penalisti Giovanni Castronovo e Giacomo Frazzitta) hanno presentato, in data 8 gennaio 2026, una istanza di revoca della custodia in carcere.
Malgrado il parere contrario del Pm, essa ha trovato quest’oggi accoglimento da parte del Giudici per le indagini preliminari che, constatando l’assoluzione intervenuta nel processo di Marsala e quindi la sopravvenuta mancanza del presupposto di fatto su cui era basata la misura cautelare, non ha potuto fare a meno di disporre con ordinanza la liberazione. Ciò, tuttavia, non toglie che Sangiorgio possa essere destinatario di ulteriori misure, ancorché attenuate, essendosi il giudice riservato di rivalutare la sua posizione cautelare nell’immediato futuro. Senza dimenticare, peraltro, che ancora c’è un intero processo dinanzi e che, come la pratica giudiziaria insegna, la libertà è tale soltanto quando è definitiva.


