Palermo accompagna Aldo Morgante nel suo ultimo viaggio partendo dal luogo che più di ogni altro ne racconta la vita. Alle 9.30 di domani 23 gennaio 2026, il feretro sosterà davanti al Teatro Al Massimo per un ultimo saluto, prima di spostarsi nella chiesa di San Francesco di Paola, dove alle 10.30 saranno celebrati i funerali.
Morgante è stato molto più di un presidente o di un impresario: è stato l’anima autentica di un’idea di teatro vissuta come servizio culturale e civile. Ha attraversato decenni di storia palermitana seguendo il ritmo della scena, dagli anni Settanta del Festival Pop, che portarono in città artisti e linguaggi internazionali, fino alla direzione di alcuni dei teatri più rappresentativi del capoluogo. Dal Piccolo Teatro Città di Palermo al Teatro Dante, fino al Teatro Al Massimo, ha dato forma a luoghi di visioni, incontri e memoria, contribuendo in maniera profonda alla crescita culturale della città.
Il Teatro Al Massimo resta il segno più riconoscibile della sua ostinazione luminosa. Un progetto nato tra enormi sacrifici e diventato negli anni un presidio culturale stabile, capace di parlare a pubblici diversi senza mai tradire la qualità e il rispetto per il palcoscenico. Morgante ha incarnato un modo di fare teatro fondato sul coraggio, sulla fiducia negli spettatori e sulla responsabilità verso la comunità.
Parole di cordoglio sono arrivate anche dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha voluto ricordarne il valore umano e artistico: «La Sicilia perde oggi un grande protagonista della cultura e dello spettacolo. Aldo Morgante ha lasciato un segno indelebile nella vita artistica del capoluogo e dell’intera regione, dal Palermo Pop che portò in città le leggende della musica mondiale, fino alla rinascita del teatro Al Massimo che, sotto la sua direzione, è diventato un presidio culturale. Alla famiglia va il mio più sentito cordoglio, il suo contributo alla cultura dell’Isola non sarà dimenticato».
Resta il dolore dei suoi affetti più cari, la moglie Bibi e il figlio Massimo, e quello di una città intera che oggi si riconosce nel suo lascito.


