domenica, 22 Febbraio 2026
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Joel "freddocomeilmarmo" Pohjanpalo, Le Douaron c'est plus bon e Dejan Ceccaronevic siglano le tre reti rosanero

Palermo, tre wafer al gusto vittoria contro il Südtirol

“Veniamo giù dai monti, dai monti del Tirolo”, diceva una vecchia pubblicità di una nota marca di wafer. E se non l’avete canticchiata mentre la stavate leggendo avete avuto un’infanzia difficile. Spiace. Al contrario dei biscotti a cialde, il Südtirol che si presenta al Barbera, invece, è una squadra tosta, maschia, arcigna, ostica. Ma nonostante i biancorossi siano guidati da Castori, i veri roditori, oggi, sono gli Inzaghi boys che – con la vittoria contro gli altoatesini – rosicchiano due punti al Frosinone. Peccato soltanto che dagli altri campi (vittoria sia del Venezia che del Monza) che non siano arrivate altre buone notizie per i rosanero. Ma i rosa vincono, convincono e tengono aperte le porte della speranza. Roba che dalle parti di viale del fante non si respirava da anni. Riempiamoci i polmoni, quindi.

AL VAR MERAVIGLIA È MERAVIGLIOSO! IL RADDOPPIO? CI PENSA JLD

Che il Südtirol non sia venuto a Palermo solo per arancine e cazzilli si comprende quando Casiraghi – solo soletto nel cuore dell’area rosanero – fa calare drasticamente la quota del betting online alla voce “infarto allo stadio”. Il centrocampista ospite però non ha fatto i conti con San Joronen da Rautjärvi e le sue manone piene di grazia. La partita cambia quando a cavallo del 20°: l’esimio Crezzini da Siena, ammonisce Segre per simulazione. Al VAR c’è Meraviglia ed è meraviglioso: nessun cartellino e rigore per il Palermo. Generoso, per carità, dobbiamo dirlo, ma dobbiamo dire anche che San Pohjanpalo da Helsinki se ne strafotte della generosità e se già il Nino di De Gregori non doveva avere paura di un calcio di rigore, figuriamoci il finnico dalla freddezza di un igloo a Rovaniemi nel mese di dicembre. Palermo in vantaggio.

La partita, però, continua a rimanere in bilico, con gli altoatesini messi a mignatta sul piano del palleggio e che più di una volta si sono presentati dalle parti dell’area rosanero. A sparigliare la situazione ci pensa JLD, Jeremie Le Douaron che si impossessa di una palla vagante e scatafulla un letto a castello che si infila alle spalle del povero Adamonis. Il raddoppio rosanero è una dose da cavallo di bromuro che anestetizza le calienti voglie altoatesine. Al prode Crezzini ed al suo modesto fischietto non resta che mandare tutti negli spogliatoi.

CECCARONI E IL SUO VESTITO DA CARNEVALE CHIUDONO IL MATCH

Passano pochi minuti ed il Palermo mette la pratica definitivamente in archivio. Ceccaroni sfrutta il periodo carnascialesco, dismette i panni del difensore e si traveste niente meno che da Dejan Savicevic inventando un pallonetto tibiale che impallina il portiere ospite. Il buon Pippo da Piacenza può dare l’avvio ai cambi. Per precauzione (Magnani per Bani), per ossigeno (Gyasi per Pierozzi e Blin per Ranocchia), per mantenere il tasso tecnico (Johnsen per Le Douaron) e per quell’anticchia di sana ruffianeria che in altre occasioni gli abbiamo rimproverato (Corona per Pohjanpalo). Ma oggi è una di quelle giornate in cui, probabilmente, avrebbe fatto entrare anche Sunjic, Melinte o Sperdutti. Il Palermo batte tre a zero il Südtirol: testa subito a Pescara!

LE PAGELLE

Joronen 7,5. Vola con quanto fiato in gola e tiene a galla i rosa sullo 0 a 0. La rincorsa alle parti nobili della classifica passa dai suoi guantoni.

Peda 6,5. Attento e lucido dall’inizio alla fine. Dal suo pressing nasce il gol del raddoppio. Braccetto di ferro.

Bani 6,5. Senso della posizione, concretezza, esperienza e tanto mestiere al servizio della causa. Esce precauzionalmente ed è giusto così: il capitano va preservato come fosse un rinoceronte di Giava.

Dal 53° Magnani 6,5. Entra e fornisce un robusto contributo. Leggasi muscoli e puntualità nelle chiusure difensive.

Ceccaroni 7. Concreto e robusto per tutta la gara. Mezzo punto in più per il gol che chiude definitivamente la contesa. Braccetto armato.

Pierozzi 6. Non la giornata migliore in fase propulsiva. A risultato acquisito il tecnico ne approfitta per dare qualche fermata di riposo al Fiesole Express.

Dal 65° Gyasi 6. Mezz’ora con la partita abbondantemente in ghiaccio. Ci mette il giusto agonismo.

Segre 7,5. Si procura (furbescamente) il calcio di rigore che sblocca la gara, ma ad impressionare è stata la quantità di chilometri macinata nell’arco del match e la costante pressione portata a chiunque gli passasse accanto. A fine partita ha fatto doccia, cambio olio e cinghia di trasmissione. Garanzia.

Ranocchia 7. Dirige con maestrìa l’ottava sinfonia del Barbera dispensando palloni come fosse Babbo Natale con i regali natalizi. Il filtrante con il quale spedisce Ceccaroni in porta è tranquillamente annoverabile alla voce “capolavori”.

Dal 80° Blin s.v.

Augello 6. Meno ficcante del solito, ma assolutamente impeccabile dalla cintola in giù. E stiamo sempre parlando di calcio.

Palumbo 7. Genio e “regolatezza”, qualità e quantità, artista e manovale. Se fosse un Avenger sarebbe “l’inamovibile”.

Le Douaron 7,5. Altro che “fantasma di Brest”! JLD slenzuola come un indemoniato dal primo all’ultimo secondo in cui è in campo, sfoderando una prestazione monstre dal punto di vista dell’agonismo e da cecchino dal punto di vista realizzativo siglando una rete di ottima fattura. Come dicono oltralpe: Le Douaron c’est plus bon.

Dal 65° Johnsen 6. Prova ugualmente a spargere del buon pepe norvegese nonostante entri col Palermo già in ciabatte e giacca da camera.

Pohjanpalo 6. Dagli undici metri è freddo come il marmo più di Monica vitti. Per il resto è poco servito. Forse anche per questo ogni tanto si concede qualche pausa assentandosi dal match. Ma, come un tredicenne alla sua prima cotta, ti si ama ugualmente alla follia, bomber dai capelli d’oro.

Dal 80° Corona s.v.

Inzaghi 7. A prescindere dagli avversari e dagli undici che mette in campo, gli va riconosciuto un grande merito: questa squadra ha un’identità chiara e riconoscibile. In un calcio dove quasi tutti i giochisti vengono presi a pomodori in faccia, il piacentino è più pragmatico di Charles Sanders Peirce. A maggior ragione adesso che il gioco si fa duro, vale tutto. E noi firmeremmo per altre dodici partite vinte 1 a 0 al 95° grazie ad un autogol. Lui ci ha preso gusto, si vede. Siamo sinceri: anche noi.

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