Diciassette delle ventotto botteghe del circuito Alab nel centro storico di Palermo, compresa la sede di via Divisi, sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza. Dei controlli, infatti, avrebbero fatto emergere presunte violazioni amministrative e fiscali. L’associazione respinge le contestazioni e annuncia battaglia legale per ottenere la revoca dei provvedimenti.
A confermarlo è il presidente e fondatore di Alab, Pietro Muratore, che contesta l’impostazione seguita dagli accertamenti. «Sostengono che le nostre siano attività commerciali e che non abbiamo i registratori di cassa. Abbiamo detto che siamo un’associazione e che in più abbiamo i Pos per le transazioni con le carte e le ricevute per i pagamenti in contanti», afferma Muratore.
Il presidente dell’associazione annuncia inoltre l’intenzione di rivolgersi ai legali. «Ci rivolgeremo ai nostri legali per far togliere immediatamente i sigilli e annullare i verbali».
Alab riunisce circa 80 laboratori artigianali e conta circa 300 soci. Negli anni ha promosso l’apertura di numerose botteghe nel centro storico, presentandosi come una rete dedicata all’artigianato artistico e alla valorizzazione dei quartieri storici della città. Secondo quanto emerso, i controlli della Guardia di Finanza rientrano in una più ampia attività di contrasto all’abusivismo commerciale nel centro cittadino.
La vicenda ha già suscitato diverse reazioni. Confartigianato Imprese Palermo ha espresso «pieno sostegno all’attività della Guardia di Finanza e di tutte le forze dell’ordine impegnate nella tutela della legalità e della leale concorrenza».
Per il presidente dell’associazione, Giuseppe Claudio Terruso, «la tutela del vero artigianato passa inevitabilmente dal rispetto delle regole e chi ogni giorno sceglie di fare impresa affronta costi, adempimenti, investimenti e responsabilità che non possono essere aggirati».
Terruso ha però aperto anche alla possibilità di accompagnare le realtà artigianali verso una piena regolarizzazione: «Confartigianato è pronta ad accogliere tutti coloro che possiedono reali capacità artigiane e desiderano trasformare la propria passione in una vera impresa».
Di segno diverso gli interventi arrivati dal mondo associativo e politico. Il presidente di Arci Palermo, Fausto Melluso, ha definito Alab «una ricchezza straordinaria del nostro centro storico». Sempre Melluso ha rivendicato il ruolo svolto dalle botteghe nel contrastare la diffusione di attività commerciali standardizzate, chiedendo solidarietà: «Se ci sono delle questioni da correggere si trovi il modo di accompagnarli, ma in questa città una comunità di piccoli artigiani va protetta».
Anche la consigliera comunale del Partito Democratico Mariangela Di Gangi invita a riflettere sul valore del progetto: «Le verifiche e i controlli faranno il loro corso. Ma questa vicenda impone che si ricordi cosa hanno rappresentato in questi anni le botteghe dell’esperienza Alab». Secondo la consigliera, le attività coinvolte hanno contribuito a riaprire locali chiusi, riportando vita e opportunità economiche in diverse aree del centro storico: «In questi anni decine di persone, creativi e creative, hanno trovato in questa esperienza una rete, un sostegno e un’opportunità di cui evidentemente molti hanno sentito il bisogno. E questo dovrebbe interrogare anche le istituzioni. Palermo dispone davvero di strumenti adeguati per accompagnare chi vuole avviare una piccola attività artigianale, artistica o creativa? Esiste una politica capace di sostenere queste realtà nella fase più delicata della loro crescita?»
La vicenda è adesso destinata a spostarsi sul piano amministrativo e legale, mentre l’associazione prepara il ricorso contro i sequestri e le contestazioni elevate dai finanzieri.


