Ripartono le occupazioni nelle scuole di Palermo. A dare il via alla nuova mobilitazione è il liceo classico Umberto I, dove gli studenti, riuniti in assemblea, hanno votato a maggioranza per avviare la protesta. Si vota adesso in altri istituti cittadini, come il Vittorio Emanuele II, i Licei artistici Catalano e Almeyda, il Rutelli, il Regina Margherita e il Meli. I ragazzi del Nautico “Gioeni-Trabia” sono scesi in strada per contestare il caro vita e l’aumento dei prezzi dei carburanti.
Al centro della mobilitazione ci sono le richieste di maggiori investimenti per l’edilizia scolastica e il personale, la contrarietà al riarmo e alle politiche del governo, oltre alle contestazioni contro alcune riforme del sistema d’istruzione.
La decisione, spiegano i rappresentanti dell’Umberto I, nasce dall’esigenza di fare sentire la nostra voce riguardo a diverse problematiche che non possono più essere tollerate. Gli studenti considerano l’occupazione un’azione politica necessaria dopo cortei e assemblee che, a loro giudizio, non hanno ricevuto risposte adeguate.
«Basta fondi per il riarmo, investiamo nella scuola»
Tra le ragioni della protesta figurano quelle che i ragazzi definiscono «politiche guerrafondaie, razziste e retrograde» del governo che inciderebbero sulla vita quotidiana degli studenti e sulle condizioni degli istituti.
«Ne è un esempio eclatante la scelta del governo di destinare miliardi dei nostri contributi non alle scuole e agli ospedali pubblici in condizioni fatiscenti, ma alla militarizzazione e al riarmo della nostra società», sostengono i manifestanti.
Gli studenti contestano anche gli incontri e i progetti di alternanza scuola-lavoro con aziende che ritengono coinvolte nel genocidio, oltre alle collaborazioni con il settore militare e alle iniziative che promuovono l’arruolamento. Nel mirino finisce anche il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi, che le organizzazioni studentesche considerano una misura discriminatoria.
«Noi ci opponiamo alle riforme razziste e xenofobe, come quella del tetto del 30% sugli studenti stranieri nelle classi, che puntano a dividere e a distrarre dai problemi reali della scuola, con lo scopo di creare un nemico interno tra noi studenti. A scuola nessuno è straniero», affermano.
La protesta contro la riforma degli istituti tecnici e l’alternanza scuola-lavoro
Gli studenti esprimono solidarietà ai compagni degli istituti tecnici e contestano la riforma del modello 4+2 e i percorsi di alternanza scuola-lavoro. Queste misure rischierebbero di accentuare le differenze tra gli istituti e di subordinare l’istruzione alle esigenze delle imprese.
«La scuola e la conoscenza devono essere un bene pubblico e non di pochi privilegiati», dichiarano i ragazzi, che respingono anche il modello della «scuola azienda», con dirigenti chiamati a svolgere funzioni manageriali, e l’autonomia scolastica. A loro giudizio, quest’ultima contribuisce ad ampliare le disuguaglianze tra le scuole delle periferie e quelle del centro.
Tra gli obiettivi dell’occupazione, gli studenti indicano l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, l’interruzione dei rapporti tra gli istituti, la filiera militare e Israele, che definiscono uno Stato genocida, e un aumento dei fondi pubblici destinati all’istruzione.
La richiesta è portare la spesa per la scuola almeno al 4,7% del Pil, in linea con la media europea indicata dai manifestanti, riducendo parallelamente le risorse destinate alla spesa militare.
«Non vogliamo distruggere la scuola, ma migliorarla»
Gli studenti dell’Umberto I precisano che l’occupazione non punta a danneggiare l’istituto né a comprometterne il funzionamento. Al contrario, intendono trasformare questo periodo in un’occasione di partecipazione e confronto, con attività che coinvolgano l’intera comunità scolastica.
Durante la mobilitazione, i ragazzi vogliono organizzare corsi alternativi, dibattiti e momenti di formazione su temi come l’educazione sessuale, la politica e l’educazione finanziaria. Hanno inoltre istituito un servizio di vigilanza interna per garantire la sicurezza di tutti i partecipanti.
Gli studenti del Nautico in piazza contro il caro vita e il caro carburante
La mobilitazione studentesca coinvolge anche l’Istituto di Istruzione Superiore Nautico “Gioeni-Trabia”. Questa mattina, prima dell’inizio delle lezioni, un gruppo di ragazzi si è radunato davanti all’ingresso della scuola e, con l’aiuto di un megafono, ha dato voce alle proprie rivendicazioni.
Oltre alle criticità legate alle infrastrutture scolastiche, gli studenti hanno posto l’accento sul caro vita e sull’aumento del prezzo dei carburanti, temi che pesano sulle famiglie e su diverse categorie di lavoratori.
Dopo il presidio davanti all’istituto, i ragazzi hanno attraversato le vie del porto di Palermo per raggiungere gli autotrasportatori riuniti all’ingresso del Molo Santa Lucia. La visita ha rappresentato un gesto di solidarietà nei confronti della categoria, con cui gli studenti condividono la preoccupazione per il rincaro dei carburanti.
La protesta del Nautico proseguirà nei prossimi giorni. Gli studenti hanno annunciato la partecipazione al corteo organizzato dalla Rete Studentesca Palermo per il 23 ottobre. Il concentramento è previsto alle 9 davanti al Teatro Politeama.
La mobilitazione coinvolge anche altri istituti palermitani
La protesta si inserisce in un clima di agitazione che interessa diverse scuole della città. La mobilitazione avrebbe preso forza anche dopo quanto accaduto durante gli «Stati generali», quando i ragazzi speravano di confrontarsi con il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.
«Volevamo parlare con lui, ma ci hanno fatto attendere per ore sotto il sole per poi liquidarci invitandoci a mandare una mail, perché era atteso per il pranzo», racconta la rappresentante.
Le mobilitazioni nelle scuole palermitane coinvolgono il Coordinamento studentesco Vucia 90100, l’Unione degli studenti e il movimento Opposizione studentesca alternativa. Le organizzazioni stanno raccogliendo proposte e rivendicazioni per elaborare un documento unitario da sottoporre al ministro Valditara.


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