C’è un limite a tutto, anche alla modernizzazione. Un limite che è stato superato in Piazza Bellini, a Palermo, esattamente all’ombra della Chiesa della Martorana, un gioiello dove il mosaico bizantino incontra il barocco in un equilibrio millenario.
Proprio lì, incastonata tra pietre che trasudano storia, è apparsa lei, Kuube: una panchina hi-tech. Un blocco di metallo bianco, squadrato, sormontato da un pannello solare destinato a ricaricare gli smartphone dei passanti tramite wireless e porte usb integrate. Pare tra l’altro che non sarà l’unico esemplare. Altre panchine di questo tipo saranno piazzate all’interno del centro storico: quelle già attive, oltre in piazza Bellini, sono in piazza Bologni, in piazza Marina e in piazza Magione.
L’intento sarebbe nobile: offrire servizi “smart” in una città che si sforza di guardare al futuro. Ma il risultato in piazza Bellini è a nostro avviso un pugno nell’occhio. In un contesto architettonico così antico e prezioso, l’inserimento di un elemento dal design industriale così freddo appare come un corpo estraneo, un cortocircuito estetico.
E non è solo una questione di stile, ma di totale assenza di una visione d’insieme. Come mostra lo scatto del gruppo facebook Palermo & palermitani, la nuova seduta tecnologica siede goffamente accanto a una panchina di tipo completamente diverso (tra l’altro vandalizzata da una scritta), creando un’accozzaglia di arredi urbani che sembra figlia del caso più che di un progetto urbanistico.
Viene da chiedersi: abbiamo davvero bisogno di ricaricare il telefono proprio mentre siamo circondati da una tale bellezza? O forse quella bellezza meriterebbe un rispetto tale da non essere interrotta da “scatole” metalliche che starebbero meglio in un aeroporto o in una periferia futuristica? Nulla contro la tecnologia e il progresso, ma tutto ciò deve integrarsi con l’anima del luogo. Piazza Bellini non è un ufficio a cielo aperto; è parte della storia di Palermo. E merita molta attenzione.




