Il Palermo torna dalla Toscana con tre punti duri come il marmo di Carrara e – viste le ultime trasferte – già questa sarebbe un’enorme motivazione per scendere a Piazza Politeama per festeggiare. Ci sarà tempo per ardite elucubrazioni su questa partita come davanti ad un’opera pittorica per capire se trattasi di capolavoro o di una baracconata. Intanto annagghiamo quello che c’è di buono da annagghiare ed andiamo a Monza come fosse una finale di Champions. Amunì.
PRIMO TEMPO: POHJAN-GOL!
La squadra di Inzaghi sembra essere rimasta imbottigliata sulla A12; la partita è saldamente nei piedoni della Carrarese che fa girar la palla come fosse una bambola. Il gol rosanero arriva inaspettato come i mariti che nelle barzellette tornano a casa senza avvisare. Augello, Palumbo e Le Douaron apparecchiano; quel diavolaccio dai tratti angelici di Pohjanpalo si siede e cannibalizza l’unica occasione utile del match. Ventesimo gol in campionato. I toscani non si danno per vinti. Attaccano e prendono pali a tignitè, ma è evidente che non la metterebbero dentro neanche se la partita durasse nove settimane e mezzo e i rosanero fossero le fotocopie di Kim Basinger. Sciabolata morbida dell’arbitro Piccinini che manda tutti a prendere tordelli e testaroli.
SECONDO TEMPO: CTRL+C/CTRL+V
Control+C e Control+V nel secondo tempo. Leggasi “copia e incolla” per i non esperti di scorciatoie da tastiera. Possesso palla dei padroni di casa e Palermo che se ne sta rintanato come un fagiano durante la stagione venatoria. A dirla tutti gli Inzaghi Boys hanno pure avuto l’occasione di mettere in ghiaccio la gara (prima con Ceccaroni e poi con Bani), ma figuriamoci se questa squadra risparmia ai propri tifosi il buon funzionamento delle coronarie. Sciabolata tesa di Piccinini che manda tutti a nanna: è giubilo, è tripudio, è festa grande. Partano fuochi d’artificio come per il Festino: sì, il Palermo ha vinto in trasferta. Cardiologi di tutto il globo terracqueo, mettetevi reperibili per sabato prossimo: ci vediamo allo stadio Brianteo di Monza!
LE PAGELLE
Joronen 6,5. A tratti l’area rosanero è intasata come Viale Regione Siciliana il martedì a mezzogiorno all’altezza di Viale Michelangelo. Vola con quanto fiato in gola e dove non arriva lui arrivano in soccorso i pali.
Peda 5,5. Per tutto un tempo viene lasciato in balìa di folate di vento freddo che che arrivano dalle Alpi Apuane. Agghiacciato, si infortuna. Speriamo non sia niente di serissimo.
Dal 50° Magnani 5. Per favore, ridateci il vecchio Magno! Quello roccioso che in difesa alternava la sapienza della roncola alla concretezza della mazza chiodata. Quando Finotto lo passa in tunnel un ologramma di Banyya truccato da Nikolaou è apparso sulla traversa rosanero.
Bani 7. La partita gli passa a pulire i sedici metri rosanero come se dovessero arrivare un blitz dei NAS da un momento all’altro. “Rischia” di sublimare il match con una conclusione dopo una corsa di ottanta metri in contropiede per la quale lo accolgono in pompa magna in camera iperbarica. Monumentale.
Ceccaroni 6. Prova senza sbavature in difesa e da attaccante pericoloso quando i rosa devono battere i calci d’angolo. Cercagol.
Gyasi 5. Per quaranticinque minuti appare lento, macchinoso e impacciato. E ci limitiamo solo agli aspetti positivi.
Dal 46° Bereszynski 6. Mette al servizio della squadra la sua esperienza. C’è da soffrire e porta a casa la pagnotta.
Gomes 5. Gioca tutto il primo facendo capire questo sia importante in questa squadra. Segre, ovviamente.
Dal 46° Segre 7. Qualitativamente il suo apporto non ha cifre diverse da quelle dei suoi compagni. In compenso è “la svolta emotiva” della partita. Si sbatte, lotta, sbuffa, cade, si rialza… e ogni volta che prende anche solo un fallo laterale esulta come se avesse segnato il gol decisivo all’ultimo secondo dei tempi supplementari in una finale mondiale. Jacopo Decimo Meridio Segre.
Ranocchia 6. In sofferenza come tutta la mediana rosanero, viene spesso sovrastato. Nelle rare occasioni in cui la squadra riparte, però, c’è sempre il suo zampino.
Augello 6,5. Aiuta Joronen facendo il guardalinee della riga di porta e spazzando all’urbisca quando la palla inizia a ballonzolare sospetta da quelle parti. Sempre costretto a rinculare, è da un suo pressing altissimissimo che nasce il gol-vittoria del Palermo.
Palumbo 6. Partecipa attivamente all’azione del blitz rosanero. Difficilmente si tornerà dalle parti di Bleve e allora gli tocca un’intera partita di sacrificio.
Dal 86° Giovane s.v.
Le Douaron 6,5. “Il fantasma di Brest” non è slenzuolante come in altre occasioni. Però è il primo che alza la mano quando Inzaghi chiede “chi vuole pressare?”. L’assist per il gol che decide la gara vale quanto una rete realizzata.
Dal 64° Johnsen 5,5. Dovrebbe dare qualità alla manovra rosanero. L’utilizzo del condizionale lascia intendere che non sia andata proprio così. Dopo un mese abbondante dal suo arrivo (e a due dalla fine del campionato), ci si domanda quando comincerà ad essere decisivo.
Pohjanpalo 7. A metà fra Bradley Cooper e Michelangelo Buonarroti, nell’unica occasione a disposizione, scolpisce sul marmo di Carrara i tre punti rosanero. Se Julio Iglesias era un pirata ed un signore, Joel è un cecchino e uno scultore.
Inzaghi 6. Ad agosto i suoi capelli erano corvini come quelli di Sal Da Vinci fresco di tinta. Ogni giornata di campionato vissuta sulla panchina del Palermo è un ciuffo bianco in più. Il sogno è vederlo completamente canuto come Leslie Nielsen ma con lo stesso sorriso beffardo dell’attore canadese. Sperando che questo Palermo, nel frattempo, non si riveli una pallottola spuntata…




