Da quando col Palermo ci tocca frequentare la cadetteria, ci sentiamo ripetere come un disco incantato la storia delle partite sporche. C’è addirittura chi esagera e parla di campionato sporco. E allora, se è vero questo refrain, possiamo tranquillamente affermare che ha una cura efficacissima per la detersione di questi match: è l’Omino Inzaghi. Un prodotto utilizzabile su qualsiasi superficie, con qualsiasi gli schema, con qualsiasi calciatore ed indipendentemente dalla parità numerica. La partita di Padova non fa eccezione ed i rosanero la vincono all’ultimo giro di centrifuga.
PALERMO, SUBITO ESPULSIONE PER RUI MALDESTRO
La gara è fin da subito ghiotta come un piatto di stelline in brodo senza dado. Ci pensa Rui Modesto a mettere un po’ di sale al match con un intervento da febbro ferraio sul picciotto Di Mariano che l’arbitro Marinelli – richiamato al VAR – punisce con un cartellino rosso. Da lì in poi solo Padova. Fortuna che i biancorossi hanno lo stesso impatto offensivo di una fionda contro una bomba atomica. Solo Kekko mette un po’ in ambasce la retroguardia rosanero. Ma è pur sempre Di Mariano… Si va al riposo.
BANI È UNA DIGA, CHE DIO LO BENEDIGA
Nel secondo tempo Inzaghi mette mano ai cambi per fare appattare la settanta. L’aiuto che non ti aspetti arriva, però, dal collega patavino Andreoletti. L’allenatore dei biancorossi, infatti, decide di ristabilire la parità numerica inserendo il Papu Gomez direttamente dal reparto di geriatria del Sant’Antonio. L’inerzia del match è comunque saldamente quanto improduttivamente in mano ai padroni di casa. Il Palermo si barrica nella sua linea Maginot e ogni tanto sparacchia qualche pallone oltre la metà campo, così tanto per darsi un tono da grande squadra. Com’è, come non è, all’improvviso, in pieno recupero, il cielo si tinge di rosanero. Prima ci prova Pierozzi con un colpo di testa murato in angolo e, sul successivo calcio d’angolo, capitàn Bani impallina Sorrentino. I secondi che passano dal gol al fischio finale sembrano più interminabili di un lungometraggio in russo sul ciclo riproduttivo dei panda. Ma quando Marinelli zufola nel circuito Z è festa, gioia, giubilo. C’è voluto un briciolo di fortuna con la “C” maiuscola. I tre punti dell’Euganeo sono pesantissimi. Solo il tempo ci dirà quanto.
LE PAGELLE
Joronen 6. Non è che debba compiere chissà quali interventi, ma – quando occorre – vola con quanto fiato in gola per respingere i palloni che ballonzolano dalle sue parti.
Pierozzi 6. Il “Fiesole Express” che ci ha fatto sognare ad inizio stagione è evidentemente in manutenzione. Ma mezzo punto in più lo guadagna perché sul recupero ci crede ancora e da un suo colpo di testa nasce il corner che si rivelerà vincente.
Bani 9. Alterna l’eleganza del fioretto e l’efficacia della mazza chiodata. Come il McKinley di fantozziana memoria, in difesa le prende tutte e con qualsiasi parte del suo corpo. Il gol vittoria è una ciliegiona su una tortina. Capitàn Bani è una diga, che Dio lo benediga.
Ceccaroni 6. Tiene botta dignitosamente fin quando – colpito da fuoco amico – non rimedia un giallo che fa correre al riparo il suo allenatore da ulteriori brutte sorprese.
Dal 53° Magnani 6. Resiste all’assedio senza particolari patemi.
Augello 7. Il Palermo pende a sinistra ed il buon Tommy ara la sua fascia come un Big Bud 747.
Segre 6. Corre come un maratoneta etiope fin quando non si accende la spia dell’ossigeno. Sufficienza strameritata.
Dal 64° Giovane 6. Buono l’impatto nervoso con la gara, ma non crea e non distrugge. Lavoisier.
Ranocchia 6. Non c’è trippa per gatti alla voce “qualità”. In inferiorità numerica deve posare la bacchetta del direttore d’orchestra per armeggiare con tutti gli strumenti che a turno gli si parano davanti.
Rui Modesto 3. Dargli un giudizio sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Fuoco! Ricapitoliamo i novanta minuti giocati complessivamente fin qui: con il Monza ha permesso lo straripare di Azzi prendendo pure un giallo, con la Juve Stabia si è lasciato scappare l’uomo da cui è partito il cross del pari campano prendendo un altro giallo e contro il Padova, pem!, rosso diretto dopo venti minuti. Ora, carissimo Osti, c’era proprio bisogno di affannarsi alle 19:59 e 57 secondi la sera del 2 febbraio? Rui Maldestro.
Palumbo 6. Sacrificato sull’altare del verbo inzaghiano, ha smesso di cantare per portare solo la croce, trasformandosi da fine dispensatore di palloni al bacio in un medianaccio di rottura a metà tra Furino e Benetti. Esce incomprensibilmente a fine primo tempo.
Dal 46°Peda 6,5. Entra subito nel mood della partita arrunzando palloni all’urbisca pur di non subire pericoli.
Johnsen 4,5. Sbaglia un gol clamoroso e, pallone ai piedi, ha sempre un gigioneggiare fastidioso ed inutile. Con i compagni ha la stessa intesa di Trump con Maduro. Corpo estraneo.
Dal 33′ s.t. Vasic 6. Non è l’uomo che può spostare gli equilibri, ma nel quarto d’ora finale mette al servizio della squadra un po’ più di velocità ed incoscienza.
Pohjanpalo 4,5. Al contrario del famoso profeta, se il pallone non va da lui, difficilmente lui andrà dal pallone. E così si assenta dalla lotta fino a quando – clamoroso all’Euganeo – viene tirato fuori con mezz’ora da giocare.
Dal 64° Le Douaron 6,5. “Il fantasma di Brest” entra, si mette a disposizione dei compagni e cosparge la sua parita di voglia di lottare e di entrare negli spazi.
Inzaghi 5,5. Vince e ha ragione lui. Ma alzi la mano chi ha approvato (e non c’entra nulla l’espulsione) l’impiego di Rui Modesto dal 1° minuto o la sostituzione di Palumbo dopo un tempo. Paradossalmente la vince tirando fuori dal cilindro “colpi” come Vasic e Giovane. Omino Inzaghi: smacchia anche le partite più sporche!




