Si è svolta oggi, lunedì 16 febbraio alle ore 12.00, presso la sede di Assostampa Sicilia in via Francesco Crispi 286, la conferenza stampa di presentazione del Comitato Avvocati per il No – Palermo, costituito nell’ambito del coordinamento nazionale nato lo scorso 12 dicembre e presente in tutte le Regioni e in tutti i distretti di Corte d’Appello.
A Palermo il Comitato riunisce oltre 120 avvocati, impegnati in tutti gli ambiti professionali. Hanno aderito anche due componenti del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. Nel corso dell’incontro, il segretario del Comitato, l’avvocato Salvo Battaglia, il segretario e i soci hanno illustrato le ragioni del No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo e le prossime iniziative di sensibilizzazione sul territorio.
Il segretario Salvo Battaglia ha espresso una netta contrarietà alla riforma oggetto del referendum. “Noi riteniamo che questa riforma sia inutile perché esalta la separazione delle carriere, in buona parte già in atto. Riteniamo che sia dispendiosa perché comporta la triplicazione del CSM e quindi la triplicazione dei costi. Riteniamo che possa avere effetti nefasti perché rafforza il potere del Pubblico Ministero che così facendo avrebbe un CSM tutto suo. Oltretutto non verrebbe risolto nessuno dei problemi della giustizia. Sicuramente ci sono tanti problemi che riguardano l’amministrazione della giustizia. Noi vorremmo che venissero affrontati. Come per esempio la carenza di organico nei tribunali e nelle procure, la stabilizzazione agli addetti all’ufficio del processo, un piano serio per l’edilizia penitenziaria, perché un conto è l’espiazione della pena, altro la violazione della dignità umana. E poi l’informatizzazione e la digitalizzazione dei processi e delle strutture. Noi con questa riforma non risolveremmo nessuno di questi problemi”.
Sulla stessa linea l’intervento dell’avvocato cassazionista Nadia Spallitta, che ha richiamato i principi costituzionali a fondamento della posizione del Comitato. “Riteniamo che difendere l’indipendenza e la libertà dei magistrati vuol dire difendere la libertà dei cittadini. Crediamo che il nostro assetto costituzionale sia quello più idoneo a garantire la giustizia, l’uguaglianza e quindi la libertà. La nostra democrazia è stata faticosamente raggiunta attraverso l’entrata in vigore della Costituzione italiana, che è una reazione al fascismo. La Costituzione è strutturata in modo da garantire la separazione dei poteri, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Questa riforma incide profondamente sul potere giudiziario, intacca o comunque rischia di limitare e di ridimensionare indipendenza e autonomia dei magistrati, rischia conseguentemente di alterare l’equilibrio così faticosamente raggiunto dall’entrata in vigore della Costituzione ad oggi tra i poteri dello Stato, a tutto vantaggio del potere politico. Da questo squilibrio tra poteri ne potranno derivare conseguenze assolutamente negative anche per il cittadino. Per questo vogliamo tutelare l’assetto costituzionale che prevede un CSM unitario, liberamente eletto secondo un principio democratico previsto dall’articolo 1 della Costituzione, in virtù del quale la rappresentatività nasce da libere elezioni. Istituire tre organismi costituzionali con i conseguenti costi che determinano un ridimensionamento del potere unitario, del potere giudiziario unitario come previsto attualmente dalla Costituzione, da un lato indebolisce la magistratura, in secondo luogo introduce un’alta corte che è un giudice speciale, già per definizione incostituzionale perché i giudici speciali sono vietati dalla nostra Costituzione. Non è pensabile che con un colpo di spugna si modifichino ben sette articoli della Costituzione e si annulli una battaglia che è durata quasi 80 anni e che ha portato ad un CSM che è il pilastro vero del nostro assetto democratico costituzionale”.
Il Comitato Avvocati per il No – Palermo ha annunciato una serie di iniziative pubbliche, incontri e momenti di approfondimento giuridico aperti alla cittadinanza, con l’obiettivo di informare sui contenuti della riforma e sulle ricadute che, secondo i promotori, potrebbero incidere sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sulle garanzie costituzionali.




