C’è una sensazione che accompagna il Palermo da qualche settimana e che la partita di Modena ha reso ancora più evidente: quella di una squadra che entra in campo più preoccupata di non perdere che realmente convinta di poter vincere. Una sorta di complesso di inferiorità, silenzioso ma costante, che sembra emergere soprattutto quando l’avversario ha una classifica importante o ambizioni dichiarate.
La scelta di Inzaghi contro il Modena è emblematica. Rinunciare al suo assetto più riconoscibile, con due trequartisti a supporto di Pohjanpalo, per disporsi in maniera speculare ai canarini è stata una decisione chiara, quasi un messaggio: prima non prenderle. Una scelta legittima, per carità, ma che stride se letta alla luce del curriculum dell’allenatore e del tipo di calcio che ci si aspetterebbe da un ex attaccante del suo spessore. Il Palermo non ha subito gol, è vero, ma in avanti è stato pressoché inoffensivo, dando l’impressione di potersi accontentarsi dello 0-0 già da subito.
Ed è qui che nasce il nodo della questione. Perché un punto in trasferta contro una diretta concorrente per i playoff, preso in modo ordinato e senza sofferenze eccessive, può anche essere considerato un risultato positivo. Muove la classifica, consolida la posizione e tiene il Palermo dentro la griglia degli spareggi. Se l’obiettivo stagionale fosse questo, non ci sarebbe molto da discutere.
Il problema è che per mesi la promozione diretta è stata evocata, più o meno esplicitamente, come traguardo possibile. Ma la realtà del campo oggi racconta altro. Venezia, Monza e Frosinone viaggiano a un ritmo superiore, non solo per qualità tecnica, ma soprattutto per atteggiamento. Giocano per vincere, con coraggio, anche a costo di rischiare. Il Palermo, invece, sembra spesso cercare la vittoria col minimo sforzo, quasi aspettando che l’episodio risolva la partita senza doverla realmente dominare o proteggendo a riccio il golletto fatto.
In questo contesto diventa difficile non notare una certa distanza tra il messaggio trasmesso in conferenza stampa e quello che la squadra esprime sul terreno di gioco. Inzaghi si anima, respinge le critiche, rivendica solidità e pragmatismo. Ma la sensazione è che, al di là delle parole, la sua squadra abbia interiorizzato un’idea prudente, talvolta rinunciataria, che mal si concilia con l’ambizione di stare davanti a tutti.
Il calciomercato può aiutare
Il mercato può e deve dare una mano, anche se il ds Osti e il club pagano precedenti acquisti scellerati: il Palermo ha in rosa giocatori poco utili alla causa con contratti onerosi. Difficili da piazzare in uscita. Preso atto delle difficoltà, se si vuole tentare la scalata alla serie A, ulteriori sacrifici andrebbero però fatti. Qualche giorno c’è ancora per intervenire sul mercato invernale, aggiungendo qualità, profondità e personalità a una rosa che in alcune zone appare inferiore alle dirette concorrenti. Soprattutto nella costruzione del gioco e negli inserimenti in fase offensiva.
Ma sarebbe riduttivo pensare che bastino uno o due innesti per colmare il gap. Serve anche un cambio di mentalità, una presa di coscienza collettiva: il Palermo non può affrontare ogni big come se essa fosse più forte per definizione.
Perché se è vero che la classifica oggi tiene i rosanero in una posizione rassicurante, è altrettanto vero che il campionato non si vince restando saldi, ma osando. E continuare a proteggersi più che attaccare rischia di trasformare una stagione ambiziosa nell’ennesima lotteria dei playoff che non si vince praticando un calcio sparagnino o proteggendo la porta dopo aver trovato il golletto. Ma con coraggio e sicurezza dei propri mezzi.


