Il Palermo sbarca all’Adriatico credendosi la Perla Nera ed, invece, naufraga miseramente come il Titanic. Da casa Palermo è da tre mesi che ci ammorbano “che la svolta della stagione è avvenuta dopo la partita di andata contro l’Entella”. Dobbiamo sperare, dunque, che Pescara diventi una specie di Chiavari 2.0, perché in terra d’Abruzzo il Dream Team di Inzaghi ci ha accucchiato una gran brutta figura al cospetto dell’ultima in classifica. Un blackout clamoroso che ha coinvolto tutti i calciatori in campo, nessuno escluso. CFG, per cortesia, paghiamole le bollette della luce.
NEL PRIMO TEMPO, INSIGNE INSEGNA
La sveglia del match la suona quel tenero virgulto di Lorenzo Insigne, che alla veneranda età di quasi 36 anni e lontano dai campi praticamente dal Mesozoico, ha tenuto per quasi settanta minuti una lectio magistralis sulla tecnica applicata al giuoco del calcio. Fin dalle prime battute il duello con Joronen è serratissimo con l’estremo baluardo rosanero impegnato a volare un po’ qui e un po’ lì per respingere le stelle di San Lorenzo da Napoli. Il Palermo? Un contropiede non finalizzato da quel gran Jacopo di un Segre ed un colpo di testa di Pierozzi. Il resto della frazione è un assolo degli abruzzesi che più volte si presentano dalle parti dell’area rosanero facendo più paura di Freddie Krueger. Un sentito ringraziamento all’arbitro Maresca che manda le squadre negli spogliatoi.
SUBITO UNA TIMPULATA ROSANERO, MA IL PESCARA REAGISCE CON UNA LAMPIATA
Dopo un primo tempo assai deprimente, il colpo di scena. Combinazione Segre-Johnsen, palla in mezzo al solito Joel “Leone dormiente” Pohjanpalo che annusa l’odore della preda e colpisce con ferocia. Palermo in vantaggio dopo 80 secondi. Partita in discesa? Come no… Da quel momento in poi i rosa smettono di attaccare e dopo pochi minuti arriva il pari dei biancoazzurri. Di chi? Indovina, indovinello: di Insigne, ovviamente. Il Palermo si smarrisce come un telespettatore di Sanremo alle prese con la classifica finale. Davvero non ci capisce più un tubo, alle prese con amnesie difensive e calciatori con la maglia del Pescara che sfrecciano a velocità tripla rispetto agli Inzaghi boys. I rosanero possono solo sperare nell’ausilio dell’autovelox, ma polizia municipale pescarese non rileva alcuna infrazione.
Il sorpasso decisivo arriva al minuto 87 con Meazzi che prende il suo Booster elaborato, impenna a candela, sfreccia e tira un palloncino che il buon Veroli devia spiazziando Joronen. Finisce come non ti aspetti: i rosanero accappottano sul più bello. Urge rimettersi in carreggiata subito, sennò anche quest’anno si sale l’anno prossimo.
LE PAGELLE
Joronen 5. Vola con quanto fiato in gola sopperendo alla giornata di lagnusia dei compagni. Ma l’errore dal quale nasce il pari abruzzese è da matita blu. Anzi, biancazzurra.
Peda 5,5. Nella giornata complessivamente da horror del reparto, non fa malissimo. Certo, manco benissimo. Prende un giallo che dal vangelo secondo Inzaghi è peggio di una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite.
Dal 1′ s.t. Bereszynski 5. La difesa balla e lui si adegua facendo il primo ballerino. Sul gol vittoria del Pescara è incisivo come l’Italia nel conflitto USA-IRAN.
Magnani 5. Non riesce ad arginare le folate abruzzesi. Esce dal campo felice come quando ti accorgi che t’hanno rubato la macchina.
Dal 35′ s.t. Veroli s.v. Dieci minuti in campo. Giusto il tempo di deviare il pallone di Meazzi spiazzando il suo portiere. Il Premio Attasso del mese di marzo è già suo.
Ceccaroni 5,5. Coinvolto nel nubifragio del reparto, non riesce ad arginare la piena abruzzese.
Pierozzi 5,5. Nel primo tempo si segnala pe un colpo di testa che impegna il portiere di casa. Nel secondo per qualche discesina sulla fascia. Ma è evidente che il “Fiesole Express” abbia bisogno di andare in officina per un po’ di manutenzione.
Segre 4,5. Timbra il cartellino delle presenze solo nell’azione da gol rosanero. Totalmente sovrastato sia prima che dopo, per quasi settancinque minuti viene travolto dai dirimpettai in maglia biancazzurri. Insigne in un’azione lo passa con un sombrero ed in un’altra gli fa un tunnel che il traforo del Frejus in confronto è una vanidduzza. Incubo.
Dal 29′ s.t. Gomes s.v. Un quarto d’ora di nulla cosmico.
Ranocchia 5. Tocca tre palloni e ne sbaglia quattro. All’Adriatico passa all’improvviso da regista a comparsa. Smarrito.
Dal 17′ s.t. Blin 5. Entra per sostituire Ranocchia, lo fa in tutto e per tutto. Rendimento compreso, ovviamente.
Augello 5,5. Assiste da portoghese al primo tempo del match. Si presenta ringalluzzito nella ripresa e diverse volte scorribanda nella metà campo del Pescara senza, tuttavia, essere veramente mai pericoloso. Tiene in gioco Insigne nel gol del vantaggio, ma è stato tutto talmente veloce che non gliene si può fare una colpa.
Palumbo 5. Per la diligenza con cui svolge il ruolo di primo pressatore altissimo meriterebbe il massimo dei voti con lode. Ma il napoletano è un artista che dovrebbe dipingere calcio con le fiammate di un pittore espressionista. Se si limita a fare l’imbianchino, buonanotte al secchio. Di vernice, chiaramente.
Johnsen 4,5. Dopo un mese dal suo arrivo, è a suo agio come Fratoianni ad un comizio di Futuro Nazionale. Totalmente avulso dal gioco rosanero.
Dal 17′ s.t. Le Douaron 5. “Il fantasma di Brest” entra per mettere paura agli abruzzesi, ma le lenzuolate non vanno a segno.
Pohjanpalo 6. Di stima, per il gol. Per il resto, difficilmente aiuta la squadra a restare alta e non vede un pallone neanche con il binocolo.
Inzaghi 5. Gli undici di partenza avevano un senso e i cambi a disposizione quelli sono. Forse c’è un accanimento terapeutico nel mantenere talebanamente sempre e solo un modo di giocare. Preoccupa l’approccio mentale della squadra, totalmente in balia di un avversario ultimo in classifica con oltre 30 punti di distacco. La verità è che le vittorie ammucciano la polvere sotto il tappeto. Quando perdi, invece, non trovi più manco il tappeto.




