sabato, 17 Gennaio 2026
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Un delitto che sembra riaprire scenari di mafia e nuovi equilibri criminali

Omicidio La Puma a Partinico: pista mafiosa sempre più solida

La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha assunto ufficialmente il coordinamento delle indagini sull’omicidio di Vito La Puma, il pastore di 73 anni assassinato lo scorso 15 gennaio nelle campagne di Partinico. Una svolta investigativa maturata nelle ultime ore che segna un cambio netto di prospettiva: dall’ipotesi iniziale di un delitto riconducibile a contrasti locali o a reati comuni, l’inchiesta si sposta ora con decisione sul terreno delle dinamiche mafiose, chiamando in causa gli equilibri interni a Cosa Nostra nel mandamento di Borgetto-Partinico.

Il fascicolo è passato nelle mani del procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, magistrato della Dda palermitana, e il passaggio non viene considerato un atto formale. A orientare gli inquirenti verso la pista mafiosa è stata soprattutto la modalità dell’agguato, ritenuta incompatibile con un’esplosione di violenza improvvisa. La Puma è stato freddato con tre colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata, che lo hanno colpito con estrema precisione al volto e alla testa. Un’esecuzione rapida, chirurgica, portata a termine senza lasciare tracce evidenti: sul luogo del delitto, in contrada Principe, non è stato infatti rinvenuto alcun bossolo, elemento che rafforza l’idea di un’azione pianificata nei minimi dettagli.

Gli investigatori escludono sempre più decisamente l’ipotesi di una lite degenerata o di un contrasto legato alla gestione dei terreni o del bestiame. Al contrario, il quadro che emerge richiama schemi già visti in passato nelle guerre di mafia che hanno insanguinato il territorio tra Partinico e Borgetto. In questo contesto, la figura di Vito La Puma assume un peso ben diverso da quello di un semplice allevatore.

Il suo nome, infatti, compare nelle carte dell’operazione “Kelevra”, l’inchiesta che ha ricostruito anni di feroce contrapposizione tra le famiglie mafiose dei Salto e dei Giambrone, una faida che ha segnato profondamente l’assetto criminale della zona. Già nel 2013 La Puma era stato destinatario di pesanti intimidazioni, episodi che avevano acceso i riflettori delle forze dell’ordine sul suo ruolo e sulle sue relazioni. Secondo gli inquirenti, il pastore sarebbe stato vicino alla fazione dei Salto.

A rendere ancora più verosimile l’omicidio di mafia è il suo tempismo. L’eliminazione di La Puma è avvenuta alla vigilia di una sentenza cruciale della Corte d’Appello, chiamata a pronunciarsi sulle condanne inflitte ai boss storici del mandamento.

La Puma potrebbe essere stato ucciso perché considerato un uomo che “sapeva troppo”. Le indagini proseguono ora sotto il coordinamento dell’Antimafia, con l’obiettivo di ricostruire non solo l’esecuzione materiale del delitto, ma soprattutto il contesto che l’ha generata.

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